Ape e Ape Social: tutto ciò che c’è da sapere

Nelle ultime settimane si sta parlando tantissimo della cosiddetta APE: telegiornali, quotidiani, giornali di approfondimento, forum online sono stracolmi e fanno tutti riferimento a questa sigla. Non resta, allora, che andare a vedere di cosa si tratta e di vedere, più nel dettaglio, le caratteristiche rese note fino ad oggi.

Cos’è l’Ape

Cominciamo con il dire che APE è l’acronimo utilizzato dal governo per designare il progetto del Governo sull’Anticipo Pensionistico. Negli ultimi anni, infatti, a causa della crisi economica sono stati persi milioni di posti di lavoro e, se a ciò si aggiunge il fatto che l’aspettativa di vita aumenta costantemente, viene fuori uno scenario problematico dal punto di vista previdenziale.

Per questo motivo il Governo ha iniziato a studiare dei nuovi strumenti che permettano una “maggiore flessibilità per gestire l’uscita dal mercato del lavoro”. L’Ape dovrebbe essere proprio uno di questi strumenti, che va a garantire una maggiore flessibilità in uscita.

Trattandosi di un progetto sperimentale legato alle pensioni, che dovrebbe modificare la nota riforma Fornero attualmente in essere, l’APE riscuote tantissimo interesse, perché potrebbe coinvolgere un’ampia fetta di lavoratori che dovrebbero lasciare il proprio posto di lavoro nei prossimi anni.

L’Ape è ancora in fase di completa definizione ma, dopo l’accordo siglato tra governo e sindacati lo scorso 28 settembre, sono state rese note alcune delle caratteristiche più importanti del percorso necessario per accedere all’anticipo pensionistico.

Prima di tutto possiamo dire che essa partirà in maniera sperimentale dal 1° gennaio 2017 per 2 anni (e quindi fino al 31 dicembre 2018) e poi, in base ai risultati ottenuti, potrà essere prorogato agli anni successivi.

Requisiti per accedere all’Ape

Non resta a questo punto che andare a vedere quali siano i requisiti necessari per poter accedere all’uscita flessibile dal mercato del lavoro, in modo tale che ogni lavoratore potrà rendersi meglio conto se può accedere a questo programma oppure no.

L’anticipo pensionistico può essere richiesto da tutti i lavoratori, o lavoratrici, dipendenti (del settore pubblico o privato), lavoratori autonomi e parasubordinati che abbiano i seguenti requisiti:

  1. Età anagrafica pari o superiore a 63 anni a partire dal 1° gennaio 2017,
  2. Che matureranno la pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi (il che vuol dire che a loro mancano solo 3 anni e 7 mesi per uscire dal mondo del lavoro con la pensione di vecchiaia) e che tale periodo mancante possa essere attestato mediante certificato dell’Inps,
  3. Che la loro futura pensione di vecchiaia non sia inferiore ad un determinato valore, che deve essere ancora concordato tra governo e sindacati.

Diversi tipi di Ape

In conseguenza dei requisiti appena visti e, anche a seconda della modalità con cui viene richiesta, l’Ape può essere classificata come:

  1. APE Volontaria. È l’anticipo di pensione che viene richiesto da quel lavoratore che ha tutti e 3 i requisiti enunciati nel precedente paragrafo e che non rientra in quelle categorie che hanno diritto all’Ape agevolata.
  2. Ape Agevolata (nota anche con il nome di Ape Social). In questo caso il lavoratore che ne fa richiesta non solo possiede tutti i 3 requisiti fondamentali, ma rientra anche tra quelle categorie “svantaggiate” (definite da governo e sindacati) che fanno sì che abbia diritto a dei bonus fiscali, volti a garantire un “reddito ponte” interamente a carico dello Stato.
  3. Ape aziendale (o legata alle imprese). In questo ultimo caso non è il lavoratore a fare richiesta della flessibilità in uscita, ma è l’azienda stessa, in caso di crisi o per favorire l’assunzione di giovani, che sostiene i costi dell’APE.

Ora andremo ad approfondire il discorso relativo all’Ape volontaria e alla Ape social, perché in questi due casi è il lavoratore stesso a richiedere la flessibilità in uscita dal posto di lavoro, per cui è il caso che egli abbia a disposizioni quante più informazioni e dettagli possibili.

Ape volontaria: caratteristiche

Fino ad ora abbiamo visto chi possa richiedere l’anticipo pensionistico. La domanda ora è: in cosa si traduce l’uscita dal posto di lavoro 3 anni e 7 mesi prima? Ovvero, qual è lo scotto da pagare per poter anticipare la pensione?

L’adesione all’Ape volontaria si traduce, in pratica, in un prestito che viene elargito al lavoratore mensilmente per 12 mesi in quel periodo che gli mancherebbe per arrivare alla pensione di anzianità (i famosi 3 anni e 7 mesi cui facciamo sempre riferimento). Tale prestito dovrà poi essere restituito dallo stesso lavoratore a partire dal momento in cui partirà la sua pensione effettiva, per una durata complessiva di 20 anni.

Tale prestito, che serve come copertura di quel periodo di transizione che intercorre tra l’anticipo e la maturazione della pensione vera e propria, verrà erogato mensilmente per 12 mesi da parte di una banca o istituto di credito che verrà scelta dal lavoratore stesso, a partire da una lista tra quelli aderenti a un’apposita convenzione stipulata con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Unitamente alla fruizione del prestito, il richiedente deve sottoscrivere un’assicurazione contro il rischio di premorienza con una compagnia assicuratrice, sempre scelta dal lavoratore tra le agenzie accreditate dal Ministero. Questa assicurazione è obbligatoria e dovrebbe essere pari al 30% dell’Ape richiesta. Essa serve al Governo per tutelarsi nel caso in cui il lavoratore dovesse venire a mancare nel corso dei 20 anni in cui sta restituendo il prestito Ape.

In caso di decesso del lavoratore prima che si concludano i 20 anni di restituzione, infatti, il capitale residuo verrà rimborsato dalla compagnia assicuratrice, e quindi non si rifletterà sulla pensione di reversibilità e sugli eredi del lavoratore stesso.

Ape social: un aiuto per le categorie svantaggiate

Viste le caratteristiche dell’Ape, ci si rende subito conto che il poter anticipare l’uscita dal mercato del lavoro abbia una serie di costi e di svantaggi per il lavoratore non indifferenti.

Per questo motivo, e soprattutto per venire incontro a quelle categorie di lavoratori più svantaggiati o appartenenti alla categoria di lavori usuranti, il Governo ha previsto una APE agevolata.

In caso di Ape agevolata sarà lo Stato stesso a pagare l’anticipo al posto del lavoratore, mediante una serie di bonus fiscali o di trasferimenti monetari diretti. In questo modo il lavoratore fruirà dell’uscita anticipata dal mercato del lavoro senza dover pagare per essa.

Ma quali sono quei lavoratori che potrebbero rientrare nell’Ape social? Al momento le categorie dichiarate nell’accordo stipulato tra governo e sindacati sono quattro:

  • Lavoratori in stato di disoccupazione, o assenza di reddito;
  • Lavoratori che svolgono un lavoro pesante o rischioso e per i quali la permanenza sul posto potrebbe far aumentare considerevolmente il rischio di infortunio o di malattia professionale;
  • Lavoratori che versino in particolari condizioni di salute;
  • Lavoratori che abbiano familiari (parenti di primo grado) conviventi con disabilità grave.

Altra nota importante da sottolineare è che la pensione definitiva del lavoratore sia inferiore a una soglia minima, che è ancora in discussione tra governo e sindacati. Attualmente si parla di 1.500 euro lordi al mese (pari a circa 1.200 € netti) ma potrebbe subire delle modifiche.

Secondo i calcoli effettuati dal Governo, la versione sociale dell’Ape dovrebbe interessare circa 350 mila lavoratori e dovrebbe costare ben 6 miliardi di euro.

Giornalista indipendente e trader privato. Sono laureato in Economia e finanza e mi occupo di analisi finanziarie e di notizie sull'economia.

16 COMMENTS

  1. Caro Gennaro, purtroppo no, perché manca uno dei presupposti fondamentali per avere accesso all’APE (anticipo pensionistico), ovvero l’età. Per poter avere accesso a questo programma sperimentale bisogna avere età anagrafica superiore ai 63 anni. Lei attualmente ha 58 anni, il che significa che è nato nel 1958, mentre coloro che accederanno alla prima sperimentazione dell’Ape a partire dal 2017 saranno nati, al massimo, entro il 1954.

    Cordiali saluti

  2. Gentile signor. Bettini
    Desidererei avere dei chiarimenti sulla precocità pensionistica nato nel 1959 avendo iniziato a lavorare nel giugno 1976 alla età di sedici anni mezzo, con tanto di libretti in regola come apprendista ( contributi allora erano figurativi per i minori a carico dello stato per gli apprendisti) e tuttora lavoro da allora ininterrottamente dovrei avere maturato già 40 anni di contribuzione. Le domando ma rientro nei lavoratori precoci? Io riterrei di si è se tale mia convinzione fosse esatta con tutti questi cambiamenti anche di oggi 16 ottobre 2016 andrà in pensione con 42anni e dieci mesi se non mi verrà applicata la finestra di incremento del 1 gennaio 2019 , oppure posso andare
    Con i 41 anni visto che nelle notizie di oggi non si differenziano più le varie categorie di precocità come venivano descritte sino a ieri. Il governo ha riconosciuto i 41 anni a tutti i precoci senza distinzione? La ringrazio se vorrà chiarire questi miei dubbi.
    Un saluto a Lei.
    Pierluigi

    .

    • Caro Pierluigi,

      cominciamo con il dire che, da quello che mi scrive, Lei dovrebbe rientrare nella categoria dei lavoratori precoci, perché ha già alle sue spalle 40 anni di contribuzione, dei quali più di 12 mesi maturati prima dei 19 anni. Ciò detto, però, per verificare che la Sua situazione pensionistica sia in ordine, Le consiglio comunque di contattare l’Inps.

      Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero quello relativo all’età pensionabile dei lavoratori precoci, Le dico che ha toccato un tasto ancora in fase di definizione.

      Dopo l’approvazione della legge di Bilancio, e quindi del pacchetto pensioni, dovrebbe essere stata confermata la pensione anticipata per i lavoratori precoci a 41 anni di contributi.

      Uso, però, il condizionale perché non c’è ancora nulla di certo e dovremo aspettare qualche giorno in più per la conferma di questa importante notizia per tutti i lavoratori nella sua stessa condizione.

      Cordiali Saluti.

  3. Signor Bettini
    Nella selva di notizie odierne non mi ci raccapezzo più pertanto le sottopongo il mio quesito a cui spero Lei vorrebbe concedermi un chiarimento definitivo.
    Nata nel 1958 compiendo tra pochi giorni 58 anni di età mi ritrovo ad oggi con 35 anni di lavoro, riconosciuto usurante con è maestra di scuola materna in attività.
    Ora secondo la Sua interpretazione del testi concordati tra Governo e sindacati a quanti anni potrà presentare domanda come lavoro usurante?
    E se non è troppo le domando ho capito bene che non dovrei essere penalizzata sull’importo della pensione di anzianità lavorativa.?(Accesso alla Ape social o altro forma di uscita).
    Grazie anticipato per la Sua quanto mai gradita risposta.
    Saluti.
    Mariuccia

    • Cara Mariuccia,

      come Lei giustamente dice, il lavoro di insegnante della scuola dell’infanzia è stato da poco riconosciuto come lavoro usurante.

      A seconda del livello di pesantezza e faticosità delle mansioni svolte, i lavori usuranti possono avere diverse età per il pensionamento (Dlgs 67/2011). Nel Suo caso l’età pensionabile è stata fissata nel limite di 63 anni, invece dei 66 anni e 7 mesi attualmente in vigore per le lavoratrici del settore pubblico.

      Partendo da questo nuovo limite (63 anni) Lei potrebbe accedere alla Pensione Anticipata (APE) a partire dal maggio-giugno 2018, ovvero 3 anni e 7 mesi prima del raggiungimento dei 63 anni di età.

      Tenga conto, però, che per poter aver accesso all’Ape Social, e quindi con i costi interamente a carico dello Stato, non basta solo il requisito anagrafico e di lavoro usurante ma occorre anche che il suo stipendio lordo non superi la quota di 1.350 euro (valore ancora da definire in maniera univoca tra Governo e Sindacati).

      Per quanto riguarda, infine, l’importo della pensione, questa non verrà toccata nel caso in cui dovrebbe rientrare nell’Ape Social, ma tenga presente che non verranno conteggiati i 3 anni e 7 mesi di uscita anticipata, perché lei non matura contributi in quell’arco di tempo.

      Cordiali saluti.

  4. Sono Teresa ho 23 e qualche mese di contributi versati.
    Ho 63 anni( nata nel marzo 1953)
    Sono disoccupata , non percepisco redditi
    In quale categoria appartengo, rientro nell’APE ?

    • Gentile Teresa,
      visti i dati forniti, purtroppo, al momento, Lei non rientra né nell’APE e né nell’APE social.
      Dato che è disoccupata ed ha il requisito anagrafico (63 anni), potrebbe auspicare a far parte della sperimentazione con l’Ape social, ma non raggiunge il limite minimo richiesto di almeno 30 anni di contributi.
      Semmai dovesse trovare lavoro in questi mesi potrebbe rientrare nell’APE ma, in quel caso, tutti i costi sarebbero a suo carico, e non so quanto questo possa effettivamente portarle un vantaggio.
      Un cordiale saluto.

  5. ho 61 anni precoce ho iniziato a 17,4 mesi ho 36+5=41 di contributi (gli ultimi 5 in Brasile e di cui gli ultimi 10 come autista di autobus urbani) in che rientro? Ape….quota 41….lavori gravosi….usuranti/ Boh!!!!!

    • Gentile goffredo,
      visti i dati da comunicati, Lei dovrebbe rientrare nella categoria dei lavoratori precoci, perché possiede più di 40 anni di contributi, di cui almeno 12 mesi maturati prima dei 19 anni.
      Di sicuro, vista la sua età anagrafica, non rientra nel biennio di sperimentazione dell’Ape perché ha meno di 63 anni.
      Se verrà confermato dal Governo, Lei potrebbe andare in pensione con la “quota 41”, ovvero 41 anni di contributi compiuti, ma le consiglio sempre di verificare la sua situazione lavorativa con l’Inps, per verificare che anche gli anni di lavoro in Brasile siano stati ricongiunti.
      Cordiali saluti.

  6. DOTT. .BETTINI
    SONO FRANCESCO NATO A FEBBRAIO 1952 CON UNA INVALIDITA’ AL 76% DAL 2000
    CON AGGIUNTA DI CERTIFICATO LEGGE 104 ART 3 COMMA 3 ANNI DI CONTRIBUTI LAVORATIVI
    40 ANNI E 5 MESI AL 31 /5/ 2014 E DAL 8/GIUGNO IN MOBILITA’ ORDINARIA CON LA SOSPENZIONE
    DELL’ ASSEGNO PENSIONE CAT. IO X POTERE ACCEDERE ALLA MOBILITA’ E CONTINUARE CON I CONTRIBUTI AD ARRIVARE 42.E DIECI MESI COME DICE LA LEGGE ATTUALE FACCIO PRESENTE CHE AL 31/12/2016 HO RAGGIUNTO COME CONTRIBUTI 43 ANNI FACCIO PRESENTE CHE LA MOBILITA’ MI SCADE IL 30//2018 COSI MI E’ STATO CERTIFICATO SIA DALL’INPS CHE DAL PATRONATO E’ CHE PER ME CE’ UN ERRORE IN QUANTO GIA’ HO I REQUISITI ED IN PIU’ CIO DA AGGIUNGERE 20 MESI DI CONTRIBUTI FIGURATIVI DOVUTI ALL’INVALIDITA AL 76%
    SA DIRMI QUANDO POTRO ANDARE IN PENSIONE X AVERE RAGGIUNTO IL DIRITTO HO RIPRISTINARE L’ASSGNO PENSIONE CATEGORIA IO GRAZIE
    FRANCESCO

    • Caro Sig. Francesco,
      non le nascondo che è un po’ difficile per me riuscire ad inquadrare la sua posizione, vista l’incredibile mole di dati che mi ha comunicato e che non è molto chiara in alcuni punti.
      Quello che capisco dalla sua lettera è che lei rientra nella categoria dei lavoratori precoci e che, quindi, al momento dovrebbe raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contribuzione effettiva.
      Come lei sa, attualmente al vaglio del governo c’è la proposta di ridurre tale limite di 42 anni e 10 mesi a 41 anni (la famosa quota 41), per cui di sicuro lei è molto vicino o potrebbe già avere i requisiti per andare in pensione.
      Il mio consiglio è quello di contattare nuovamente l’Inps perché solo loro possono verificare tutti i suoi anni di contribuzione, e valutare la sua posizione attuale, includendo anche il fattore della sua invalidità al 76%.
      Un cordiale saluto.

  7. Domanda, per aver diritto all’Ape social, come si intende calcolare i 12 mesi di lavoratore precoce? Esempio: lavoratrice disoccupata di lungo corso che complessivamente raggiunge solo 29 anni e 4 mesi di contribuzione totali e che tra i 14 e i 19 anni ha lavorato più di 12 mesi complessivi, potra accedere all’ ape social sommando anni 29, 4 + 1 (precoce) totale 30,4? Essendo nata nell’aprile 1955 nell’ aprile del 2018 compiendo 63 anni avrà titolo per accedere alla pensione?

    • Gentile Giuseppina,
      i 12 mesi in cui lei ha lavorato prima di compiere 19 anni devono essere conteggiati nel calcolo complessivo degli anni di lavoro ai fini pensionistici.
      Sia ben chiaro, ciò non fa di lei una lavoratrice precoce, perché condizione necessaria affinché si parli di un lavoratore precoce è che si abbiano maturato più di 40 anni di contributi, e non è questo il suo caso.
      L’importante, però, è che se effettivamente lei ha maturato complessivamente più di 30 anni di contributi (30,4 come mi scrive), attualmente è disoccupata e che nell’aprile 2018 compirà 63 anni, ha tutte le condizioni per poter entrare nell’Ape Social.
      Io le consiglio di contattare subito l’Inps per verificare gli anni effettivi di contribuzione e chiedere e verificare come può procedere per usufruire dell’Ape Social.

  8. 63 anni di età, 39 anni di contributi, tre stent cardiaci e artrosi alle mani con lavoro al PC possono dare diritto all’APE social ?

  9. Gentile signor Bettini,vorrei sapere se o contributi figurativi sono validi per il raggiungimento dei 30 anni di contributi per accedere all’ape social?

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