Settimana importante per le trimestrali. In pochi giorni si concentrano i risultati di Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta (tutti attesi per mercoledì sera, ora americana) più Apple il giovedì successivo.
Cinque delle Magnifiche Sette, tutte insieme, nello stesso giro di orologio. Non è un caso, è la stagione degli utili nel suo momento più denso, ma l’effetto per chi segue i mercati è quello di un esame di maturità collettivo in diretta.
La posta in gioco è alta, e non solo in senso metaforico. Questi cinque colossi rappresentano oltre un quarto della capitalizzazione totale dell’S&P 500.
Quando comunicano i loro numeri, non si muovono solo i loro titoli: si muovono gli indici, si muovono i fondi, si muove la narrativa di tutto il mercato. Un trimestre eccellente può spingere il Nasdaq a nuovi massimi nel giro di poche sedute. Un’indicazione deludente sull’outlook, magari un rallentamento degli investimenti AI, o una guidance conservativa sul secondo trimestre, può bruciare settimane di guadagni in una sola nottata.
A complicare il quadro c’è la Federal Reserve, che si riunisce proprio in quei giorni. La decisione sui tassi è ampiamente scontata: nessuna variazione. Ma l’interesse ruota intorno a Jerome Powell, che potrebbe tenere la sua ultima conferenza stampa da presidente della Fed prima di cedere il passo a Kevin Warsh, il candidato scelto da Trump. Un cambio di guardia che ridisegna, almeno in prospettiva, le coordinate della politica monetaria americana.
Tutto questo su uno sfondo di aprile da incorniciare: l’S&P 500 guadagna più del 9% da inizio mese, il Nasdaq ha rimbalzato di oltre il 15%.
Un recupero che sorprende chi si aspettava che la crisi dello Stretto di Hormuz e il petrolio a 106 dollari facessero più danni.
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Il numero che gira di più tra gli analisti è 24%. È la crescita degli utili combinata attesa per questi cinque titoli rispetto al Q1 2025, quasi il triplo del +7% stimato per le restanti 493 aziende dell’S&P 500.
| Titolo | Prezzo | Variazione |
|---|---|---|
| AAPL Apple | 293,32 USD | ▲ 5,90 (2.05%) |
| MSFT Microsoft | 415,12 USD | ▼ 5,80 (1.38%) |
| NVDA NVIDIA | 215,20 USD | ▲ 3,70 (1.75%) |
| TSLA Tesla | 428,35 USD | ▲ 16,54 (4.02%) |
Detto in parole povere: Wall Street si aspetta che i Big Tech continuino a fare il lavoro sporco in termini di profitti, mentre il resto del mercato arranca a un ritmo ben più ordinario.
Il tema che dominerà le call con gli analisti è quello dell’AI, ovviamente. A inizio 2026, queste aziende avevano promesso investimenti nell’intelligenza artificiale di proporzioni storiche. Ora il mercato chiede i conti: quanto hanno portato in casa quelle promesse? I ricavi AI sono già visibili, o siamo ancora nella fase di “fiducia e aspetta”?
Per Meta la situazione è resa più intricata dagli 8.000 licenziamenti recenti, un segnale ambivalente: da un lato riduzione dei costi, dall’altro un possibile rallentamento di alcune linee di prodotto.
Microsoft dovrà convincere sullo stato di salute di Azure e su quanto l’integrazione con OpenAI stia effettivamente spingendo i ricavi.
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Alphabet si trova nella posizione più delicata: deve difendere il suo dominio nella ricerca in un’epoca in cui i chatbot stanno cambiando il modo in cui le persone cercano informazioni.
Amazon porterà invece dati su AWS e sulla sua piattaforma pubblicitaria, due aree dove la crescita è stata sostenuta ma le aspettative sono già incorporate nelle quotazioni.
Apple arriva all’appuntamento dopo un aprile positivo ma meno esplosivo dei pari: circa +6%, contro il +10-15% degli altri.
Il mercato le chiede una risposta precisa: Apple Intelligence, la piattaforma AI lanciata con iOS 18, sta effettivamente spingendo gli utenti a cambiare telefono prima del solito, o siamo davanti all’ennesima funzionalità che entusiasma la stampa ma fatica a spostare l’ago del ARPU?
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
C’è anche la Cina. Il mercato cinese degli smartphone è sempre più complicato per Apple, con Huawei che ha recuperato terreno in modo sistematico. Una guidance debole per questo segmento potrebbe pesare sulle previsioni del secondo semestre, tradizionalmente il più forte per il ciclo iPhone.
Gli analisti più ottimisti vedono in Apple un titolo che ha già scontato buona parte dei rischi e che potrebbe sorprendere al rialzo proprio grazie a un ciclo di upgrade più forte del previsto.
Quelli più cauti ricordano che le valutazioni restano storicamente elevate e che qualsiasi delusione sull’outlook viene punita duramente.
Come sempre con Apple, è la guidance che conta più dei numeri storici.
La riunione Fed del 28-29 aprile è quasi certamente un non-evento sul fronte dei tassi: nessun taglio, nessun rialzo, solo parole.

Ma le parole contano, specialmente quando potrebbero essere le ultime di Jerome Powell da presidente dell’istituto. Il Dipartimento di Giustizia ha formalmente chiuso le indagini su di lui, rimuovendo l’ultimo ostacolo tecnico alla sua uscita.
Kevin Warsh, dopo un’audizione senatoriale in cui ha ribadito la propria indipendenza da Trump (“il presidente non mi ha mai chiesto di impegnarmi su specifiche decisioni di tasso, punto”), si avvicina alla conferma.
La differenza tra Powell e Warsh non è solo di stile. Warsh è storicamente più favorevole a un target di inflazione rigoroso, meno entusiasta del quantitative easing come strumento ordinario e più attento alla credibilità dell’istituto di fronte ai mercati obbligazionari.
Per chi detiene titoli growth con valutazioni elevate, un Warsh “falco” potrebbe significare tassi alti più a lungo, una variabile da tenere ben presente mentre si guardano i risultati delle Big Tech questa settimana.
Il consensus degli analisti è che le earnings siano abbastanza solide da sostenere i livelli attuali degli indici.
Il mercato ha già prezzato una buona dose di ottimismo dopo il rally di aprile, il che significa che il rischio è più al ribasso che al rialzo in caso di sorprese negative.
Qualsiasi segnale di rallentamento degli investimenti AI o di guidance conservativa per il Q2 verrebbe probabilmente penalizzato in modo sproporzionato.
Sullo sfondo resta la crisi energetica: il Brent sopra i 106 dollari non fa notizia ogni giorno, ma continua a mettere pressione sull’inflazione e, di conseguenza, sulla Fed.
Se le trattative con l’Iran dovessero sbloccarsi, magari durante la stessa settimana degli earnings, il ribasso del petrolio potrebbe aggiungere ulteriore carburante al rally.
Al contrario, un’escalation geopolitica potrebbe interrompere bruscamente la corsa.
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.