Bank of England, tassi e QE invariati

Nella riunione di ieri, la Banca centrale d’Inghilterra (BoE, Bank of England) ha largamente rispettato le attese degli analisti, andando a confermare il costo del denaro allo 0,25 per cento, un livello che l’istituto monetario aveva fissato nell’agosto 2016, per poi mantenerlo immutato nelle riunioni successive del comitato di politica monetaria. Con l’occasione, la BoE ha altresì confermato l’attuale programma di acquisto di titoli APF (Asset Purchase Facility), al target APT (Asset Purchase Target) di 435 miliardi di sterline e annunciando il reimpiego di 11,6 miliardi di sterline di titoli di Stato in scadenza. Ribaditi nelle stesse misure anche i piani di acquisto degli acquisti di 10 miliardi di sterline di obbligazioni societarie. I membri del comitato di politica monetaria hanno mantenuto la strategia in atto, votando all’unanimità e rinviando ulteriori provvedimenti al 16 marzo, data nella quale è già fissato il prossimo meeting.

Crescita più forte del previsto per l’economia

Considerata l’invariabilità di dati statistici, l’attenzione è meritatamente spostata nei confronti della revisione delle stime da parte dell’istituto monetario: in particolar modo, la BoE ha annunciato di aver migliorato le stime di crescita del PIL 2017 a 2 per cento anno su anno, dal precedente 1,4 per cento. Anche il PIL per il 2018 è visto in miglioramento, con un balzo all’1,6 per cento su base annua, contro la precedente stima dell’1,5 per cento. Rimane invece fissa all’1,7 per cento la stima di crescita dell’economia per il 2019.

Al di là della revisione lieve al rialzo, quel che appare piuttosto chiaro è che la Bank of England non tema (o non tema più) l’effetto negativo che la Brexit potrebbe avere sull’economia. Evidentemente i primi mesi post-referendum hanno permesso all’istituto monetario di assumere le giuste consapevolezze su quel che potrebbe accadere in ottica economica, ed evidentemente le mosse poste in essere dall’esecutivo – che gestirà le negoziazioni su ponderazione di un mandato parlamentare – ha contribuito a schiarire le nubi dello scorso periodo, in cui non era nemmeno chiaro quali fossero i reali intenti del governo guidato dalla May.

Inflazione in aumento oltre le previsioni

La sorpresa parziale arriva inoltre dall’inflazione, che per la Bank of England crescerà in misura maggiore di quanto fosse stato inizialmente previsto. In particolar modo, le previsioni dell’istituto banchiere britannico affermano che l’inflazione crescerà al 2,0 per cento nel corso del primo trimestre del 2017, contro precedenti previsioni dell’1,8 per cento, per poi attestarsi al 2,7 per cento nel primo trimestre del 2018, dal 2,8 per cento stimato nella revisione precedente, e infine al 2,6 per cento all’inizio del 2019 (anche questa previsione per il 2019, così come quella sul PIL, è stata confermata come da revisione precedente).

Cosa attendersi dalle prossime riunioni di politica monetaria

Riteniamo che la riunione di politica monetaria in questione si sia conclusa con un sostanziale rispetto di quelle che erano le attese dei principali analisti finanziari. Quasi nessuno riteneva che questa occasione sarebbe stata quella propensa per poter modificare tassi e quantitative easing, mentre più aleatorietà era sussistente circa la revisione dei dati di crescita economica e di inflazione.

Per quanto concerne infine le attese per il prossimo futuro, bisogna per il momento appellarsi alle dichiarazioni della stessa BoE, che nel comunicato con il quale ha congedato la riunione ha ribadito che il percorso della politica monetaria, dopo il referendum sulla Brexit, dipenderà principalmente dal modo in cui si evolveranno le prospettive di domanda e offerta, il tasso di cambio e il tasso d’inflazione (ricordiamo che il target fissato dalla Banca centrale è quello del 2 per cento).

Brexit, un evento da tenere sempre sotto controllo

Le sostanziali rassicurazioni diramate dalla Bank of England in merito agli effetti della Brexit non deve comunque far passare in secondo piano il fatto che l’uscita dall’Unione Europea sia un tema con il quale sarebbe sempre opportuno fare i conti, rammentando che se è vero che l’impatto negativo dell’esito del referendum sull’economia britannica è stato finora molto contenuto, potrebbe non esserlo in futuro.

In tal proposito, evidenziamo come per il momento il processo sulla Brexit abbia preso una piccola pausa: l’esame del progetto di legge che autorizzerà il Governo a ricorrere all’articolo 50 del Trattato di Lisbona (cioè, l’articolo che disciplina l’uscita dall’Unione Europea) riprenderà solamente il 6 febbraio. Successivamente, ci sarà un nuovo voto definitivo alla Camera Bassa, con il testo che a quel punto sarà condotto alla Camera dei Lord, dove potrebbe essere approvato già il 7 marzo, salvo intoppi.

La sterlina si rafforza

Concludiamo infine evidenziando come, alla luce di quanto sopra delineato, la sterlina abbia beneficiato in buona evidenza delle parole della Bank of England. In realtà, più che di rimbalzo delle sue quotazioni suscitato dalle dichiarazioni della BoE, si ha l’impressione che vi sia stata un’accelerazione su un trend che era già di rafforzamento grazie al precedente meeting della Federal Reserve, la notte precedente, il quale ha registrato toni più sfumati sul rialzo dei tassi nel corso del 2017, evidentemente in riflessione sull’incertezza che questa prima fase dell’amministrazione Trump sta determinando sullo scenario americano e internazionale. Il trend si è poi puntellato a dovere con il calendario macro economico, che ha visto la pubblicazione di buoni dati domestici relativi al PMI manifatturiero, salita in modo considerevole, a conferma delle pressioni inflazionistiche.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here