Breve guida per le elezioni presidenziali USA di stanotte

Se siete dei fervidi appassionati di politica internazionale e volete trascorrere una notte diversa dalle altre, niente di meglio che attaccarvi alla tv e a Internet e seguire l’evoluzione delle elezioni presidenziali USA. A proposito, nelle prossime righe troverete una breve guida che potrebbe fare al caso vostro, e che vi permetterà di interpretare correttamente l’ondata di dati che ci aspetta.

Che cosa prevede il voto nazionale

Il voto a livello nazionale punta a rinnovare tutta la Camera (435 seggi), un terzo del Senato (34 su 100 seggi) e determinerà altresì i delegati al Collegio Elettorale che permetteranno di arrivare alla tanto attesa elezione del Presidente degli Stati Uniti e del Vice-presidente degli Stati Uniti. Come abbiamo altresì anticipato su queste pagine, appare molto chiaro come l’esito del voto di oggi sia potenzialmente molto più rilevante per lo scenario geopolitico e per l’evoluzione delle relazioni internazionali, piuttosto che per il piano economico, dove il nuovo presidente dovrà fare i conti con l’emersione di una spaccatura nel Senato (e, se dovesse vincere Clinton, con una Camera a maggioranza repubblicana). Per quanto riguarda il Congresso, insomma si prevede una maggioranza repubblicana alla Camera (con un margine che però dovrebbe essere inferiore a quello attuale, e che aprirebbe pertanto scenari di potenziale ribaltamento alle elezioni di mid term) e una possibile parità al Senato (i sondaggi, che davano un probabile margine risicato ai democratici, sono tornate a dare indicazioni di parità).

Clinton vs Trump: chi vincerà?

Attualmente, almeno per quanto concerne l’elezione del Presidente degli Stati Uniti, i sondaggi danno un modesto vantaggio a Hillary Clinton, con ampia incertezza. In realtà, anche se mancano molti dati in merito, il vantaggio democratico sui repubblicani sembra essersi dapprima ampiamente ridotto dopo la riapertura delle indagini dell’FBI sulle e-mail di Clinton e poi, dopo la comunicazione dell’FBI che il caso è di nuovo chiuso, in nuovo allargamento. L’impressione è tuttavia che questo “nuovo allargamento” non abbia permesso ai democratici di recuperare tutti i voti che presumibilmente sono andati persi nello scetticismo iniziale. Secondo i dati pubblicati a inizio settimana da RealClearPolitics, quale frutto di diversi sondaggi sul territorio nazionale, il vantaggio di Clinton è di 3 punti percentuali (47,2 punti percentuali per Clinton, 44,2 punti percentuali per Trump) e ci sono 14 stati incerti (Florida, Ohio, Michigan, Pennsylvania, New Hampshire, Maine, N. Carolina, Virginia, Georgia Colorado, Nevada, New Mexico, Arizona, Iowa), per un totale di 171 delegati al Collegio, con 203 delegati sicuri o quasi sicuri per Clinton e 164 delegati sicuri o quasi sicuri per Trump. Il Presidente non è eletto dal voto popolare ma dai delegati al Collegio Elettorale (sono necessari 270 voti al Collegio), determinati dal voto nei singoli stati. Almeno un terzo degli elettori ha già votato con le procedure di voto anticipato e/o voto postale.

Quando si saprà chi è il nuovo Presidente?

Difficile poter prevedere con certezza quando sarà certo il nome del nuovo Presidente. Le prime informazioni sull’esito del voto inizieranno a uscire con gli exit poll, che però sono notoriamente poco affidabili. I primi stati a chiudere i seggi sono sulla costa Est. Fra gli stati incerti, i primi da seguire saranno Virginia (13 delegati) e Georgia (16 delegati) (chiusura alle 7 pm ora locale), Ohio (18 delegati) e N. Carolina (15 delegati) (chiusura 7:30 pm), New Hampshire (4 delegati) e Florida (29 delegati) (chiusura 8 pm).

Proviamo a indovinare cosa accadrà

Spingendoci un po’ in là con la fantasia, prevediamo la possibilità di un governo diviso per le ragioni sopra descritte (Clinton governerà con Camera e Senato repubblicani o spaccati), con contestuale proseguimento di una situazione di stallo legislativo ben nota agli statunitensi, e che si confermerà per altri due anni (fino alle elezioni midterm di novembre 2018), con la necessità, in capo al Presidente, di dover trovare supporto bipartisan per qualsiasi atto legislativo, incluso il budget.

Gli altri scenari ci sembrano abbastanza improbabili e dai risvolti imprevedibili. Ad esempio, potrebbe anche darsi che si possa formare uno scenario di maggioranza repubblicana in Congresso e di presidenza Trump, oppure di un governo con presidenza Clinton su cui potrebbe pesare la debolezza indotta dal caso delle e-mail di Clinton e eventuale riapertura delle indagini. Infine c’è anche la più temuta possibilità di contestazione dei risultati elettorali, o di voto molto vicino per i due candidati che richieda il riconteggio delle schede, con un notevole prolungamento dell’incertezza (con un caso simile a quello dello scontro Bush-Gore del 2000). Si tenga conto che nella maggior parte degli Stati dell’Unione ci sono regole di riconteggio obbligatorio in caso di risultati molto vicini (con margine fra 0,5 e 1% del voto a seconda dei casi). Il Presidente non viene comunque eletto dal Collegio elettorale fino al 19 dicembre e non entra in carica fino al 20 gennaio 2017. Questi scenari “difficili”, con effetti negativi sui mercati, non possono essere esclusi, viste le particolarità di questa tornata elettorale.

Rischi: più geopolitici che economici

Chiudiamo infine con un breve cenno a una conclusione già elaborata negli ultimi mesi di commento alle tappe di avvicinamento delle elezioni presidenziali. Sebbene l’incertezza sulle conseguenze del voto presidenziale sia ampia, riteniamo infatti che i rischi siano prevalentemente concentrati sulla componente internazionale della politica americana. Se infatti il governo sarà diviso, come sempre, ne consegue che il principale potere che il Presidente può esprimere sarà concentrato sulla politica internazionale. Su questo fronte, Clinton è generalmente in linea con l’amministrazione attuale di Barack Obama, mentre la posizione di Trump è stata finora di rottura con l’establishment, anche repubblicano, e lascia aperto un grado molto maggiore di incertezza per il post-elezioni, con possibili reazioni significative sui mercati, soprattutto nel breve termine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here