Cosa è Ryanair e perché sta investendo in Italia

Ryanair, la più nota compagnia aerea low cost d’Europa, sta per investire in Italia. E il fatto che l’investimento tricolore sia stato comunicato dopo che il governo Renzi ha di fatto sterilizzato l’effetto del rincaro delle tasse aereoportuali (2,5 euro), non è certamente casuale. Ma cosa è Ryanair? E perché ha deciso di investire in Italia? E, ancora, in cosa consistono i nuovi investimenti dell’operatore irlandese?

Ryanair, un piccolo ripasso per saperne di più

Ryanair è certamente la più nota compagnia aerea low cost del vecchio Continente: vero e proprio sinonimo di biglietti aerei a basso costo, attualmente l’operatore serve 28 Paesi europei (e il Marocco) con oltre 1.600 tratte e più di 80 milioni di passeggeri trasportati. Eppure, a ben vedere, gli esordi del vettore non furono così felici.

La compagnia, fondata nel 1985 da Tony Ryan, a Dublino, iniziò la sua attività con un solo collegamento: quello che univa Waterford a London Gatwick, rompendo un duopolio sostanziale tra British Airways e Aer Lingus. Solo un anno più tardi fu aggiunta la seconda tratta, con l’inizio di un’espansione che è stata favorita dalla disciplina sulla parziale deregolamentazione voluta dall’Unione Europea sui voli interni, in base alla quale era sufficiente che un solo governo fornisse l’autorizzazione per il volo (venne in aiuto di Ryanair, all’epoca, il governo britannico della Thatcher). Nel 1986, con due sole rotte e due soli aerei, la compagnia trasportò 82 mila passeggeri.

Purtroppo, però, i margini operativi stentavano, e agli inizi degli anni ’90 la sorte dell’operatore era quanto mai incerta. Il timone della compagnia passa allora nelle mani di Michael O’Leary, un giovane trentacinquenne irlandese, secondo di sei fratelli, laureato in studi economici e sociali al celebre Trinity College di Dublino e, soprattutto, assunto da Ryanair nel 1987, dopo un incontro “fulminante” con Tony Ryan. Fu lo stesso Ryan a nominare vice amministratore delegato dell’azienda Michael nel 1991, e consegnargli le chiavi della guida della linea aerea nel 1994.

Fu proprio la gestione di Michael O’Leary a garantire a Ryanair un periodo di pronta riscossa. Sulla base di quanto da tempo condotto dalla più grande compagnia aerea low cost del mondo, la Southwest Airlines, O’Leary decide di attuare una politica operativa e strategica basata su due elementi fondamentali: i bassi costi del servizio, e la preferenza verso piccoli e medie aeroporti, maggiormente interessati ad ospitare nuove compagnia aeree, piuttosto che i grandi centri già inflazionati dalla presenza dei big del settore.

L’impatto positivo fu immediato. Già nel 1995, a un anno di distanza dall’ingresso di O’Leary nel ruolo di amministratore delegato dell’azienda, Ryanair riuscì a trasportare oltre 2,2 milioni di passeggeri. A fine dello stesso decennio i passeggeri furono circa 5,5 milioni, per poi diventare più di 30 milioni nel 2005 e, nel 2010, superare quota 72 milioni, per una crescita che sembra inarrestabile.

I nuovi investimenti in Italia

Anche in Italia la crescita commerciale e di servizio di Ryanair è stata particolarmente dinamica. L’operatore ha aumentato il numero degli aeroporti serviti e incrementato la frequenza e la varietà delle rotte. Fino, almeno, alla battuta d’arresto degli ultimi mesi, quando il rincaro delle tariffe aeroportuali (2,5 euro) aveva posto le basi per una “minore convenienza” all’esercizio delle rotte italiane. Un rincaro che ha portato a un braccio di ferro tra vettori e le amministrazioni che, per quanto concerne Ryanair, ha condotto altresì allo stop ai voli su Pescara e Alghero, con conseguente malumori degli operatori locali. Dal momento in cui, tuttavia, il governo Renzi ha annullato tale rincaro attraverso un decreto sulle finanze degli Enti locali, il cielo italiano, per Ryanair, si è improvvisamente fatto più sereno.

A sostenere la stretta relazione tra il maxi piano di investimento e l’abolizione dei rincari è lo stesso O’Leary durante una recente conferenza stampa nella quale ha presentato il “grande piano di sviluppo per l’Italia”, reso possibile “grazie al fatto che il governo del presidente Renzi ha annullato l’incremento della tassa municipale, e al lavoro del ministro Delrio sulla revisione delle linee guide aeroportuali”.

E così, O’Leary ha potuto precisare come “il maggior investimento di sempre sul mercato italiano, previsto per il 2017: allocheremo al mercato tricolore 10 nuovi aerei, con un investimento di 1 miliardo di dollari. Apriremo 44 nuove rotte, 23 delle quali dedicati agli aeroporti regionali e per il resto concentrate su Roma e Milano. Cresceremo di oltre 3 milioni di passeggeri, superando quota 35 milioni di passeggeri nel corso del prossimo anno. Questi nuovi passeggeri genereranno circa 2.250 nuovi posti di lavoro presso gli aeroporti italiani”.

L’amministratore delegato di Ryanair ha poi ringraziato il premier italiano: “Siamo estremamente grati al presidente del Consiglio Renzi e al ministro dei Trasporti Delrio per l’adozione di queste misure atte a favorire la crescita del turismo italiano” – dichiara O’Leary – “crescita che sarebbe stata persa, in favore di altri paesi dell’UE, se l’aumento della tassa comunale non fosse stato annullato, e le linee guida aeroportuali non fossero state riformulate per conformarsi alle norme comunitarie. Restiamo in trattative con l’aeroporto di Alghero e siamo fiduciosi di chiudere con loro un accordo analogo quando, ai primi di settembre, concluderanno il progetto di privatizzazione in corso, che potrebbe consentire alla base Alghero di riaprire a fine novembre”.

Ryanair voli

Per quanto attiene le nuove rotte, l’estate 2017 dovrebbe portare in dote Pescara – Copenaghen, Roma – Lourdes, Pescara – Cracovia, Roma – Norimberga, Bologna – Lisbona, Malpensa – Gran Canaria, Bologna – Eindhoven, Bergamo – Edimburgo, Trapani – Praga, Bergamo – Lussemburgo, Treviso – Cracovia, Bergamo – Vigo, Bari – Liverpool, Palermo – Bucarest.

Per quanto infine riguarda Roma, O’ Leary ha garantito che “Ciampino sarà sempre la base principale, ma visto che con le restrizioni per l’inquinamento acustico lo scalo non può accogliere altri voli, la maggior parte della nostra crescita avverrà a Fiumicino”.

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