Secondo quanto riportato da Reuters, Nasdaq ha stretto un accordo con Kraken, uno dei principali exchange crypto, per costruire insieme l’infrastruttura che servirà a tradare azioni tokenizzate. L’intesa è stata confermata da entrambe le parti e, diciamolo chiaramente, è una delle mosse più concrete che un colosso della finanza tradizionale abbia mai fatto in direzione della blockchain.
Nasdaq gestisce circa 4.000 società quotate, per una capitalizzazione complessiva che si aggira intorno ai 14 trilioni di dollari. L’idea è trasformare questi titoli in versioni digitali su blockchain, aprendo il trading h24, sette giorni su sette, con settlement quasi in tempo reale. Addio ai classici due giorni lavorativi di attesa.
La partnership con Kraken non nasce dal nulla. Fa parte di un piano che Nasdaq ha avviato già nel settembre 2025, quando ha presentato alla SEC una proposta formale per modificare le proprie regole interne e rendere possibile il trading di titoli tokenizzati. Un processo lungo, come spesso accade quando si parla di regolamentazione, ma che ora sembra avere gambe concrete.
L’obiettivo è arrivare al lancio commerciale entro il 2027, con un primo test pilota già previsto verso fine 2026.

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Kraken porta in dote la tecnologia: si occuperà di creare i token, gestirne la custodia e garantire i trasferimenti.
Ogni token sarà interamente coperto da un’azione reale, tenuta in custodia da un soggetto regolamentato. Nessun strumento sintetico, nessun rischio di controparte legato a prodotti non collateralizzati, una ditinzione importante.

Sul fronte Nasdaq, il coordinamento del progetto sarà affidato a Nasdaq Digital Assets, la divisione dedicata agli asset digitali nata nel 2025. Kraken, è leader nella gestione di wallet istituzionali oltre a portare la sua esperienza in maniera normativa.
Un punto tecnico che vale la pena evidenziare: il progetto utilizzerà la DTCC AppChain, ovvero la blockchain sviluppata dalla Depository Trust & Clearing Corporation, il principale organismo di clearing negli Stati Uniti.
Che significa? Che in pratica la nuova infrastruttura non andrà a creare un sistema parallelo, ma si integrerà con quella esistente. E questo, per i regolatori fa molta differenza.
Il vantaggio più ovvio? Il mercato non chiude più. Oggi le azioni Nasdaq si scambiano dalle 9:30 alle 16:00 ora di New York, con sessioni pre e post-market che funzionano, ma con liquidità spesso risicata.
Le versioni tokenizzate girerebbero h24, 365 giorni l’anno, esattamente come il mercato crypto. Chiunque, da qualsiasi fuso orario, potrebbe reagire in tempo reale a una notizia che arriva di notte senza dover aspettare l’apertura di Wall Street.
L’altro punto è il settlement. Con il sistema attuale T+2, compri un’azione oggi e aspetti due giorni lavorativi prima che il titolo compaia ufficialmente nel tuo portafoglio.
Su blockchain bastano pochi secondi. Per un investitore retail cambia poco, ma per i grandi trading desk istituzionali che tengono miliardi di dollari in posizioni aperte, liberare quel capitale bloccato nel ciclo di clearing fa una differenza enorme in termini di liquidità operativa.
C’è poi un aspetto che tocca più da vicino chi investe con capitali più modesti. Le azioni tokenizzate possono essere spezzettate in frazioni molto piccole.
Vuoi un pezzo di Berkshire Hathaway o di Amazon ma non hai qualche migliaio di dollari da parte?
Con la tokenizzazione non è più un problema. Basta anche una cifra minima per entrare a mercato.
E non si tratta solo di comodità. È una questione di accesso.
Oggi un investitore in India, Pakistan, Indonesia o in molti paesi africani che vuole esposizione ai mercati USA si scontra con una serie di ostacoli: intermediari locali poco efficienti, costi di conversione valutaria, restrizioni normative.
Un token su blockchain supera tutto questo con una connessione internet. La domanda c’è , e in queste aree è in forte crescita.
Kraken, presente in oltre 190 paesi, ha già l’infrastruttura per servire esattamente questi mercati.
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