La settimana parte male. O meglio, parte con quell’aria pesante che i mercati conoscono bene: quella dell’incertezza che non si sa quanto durerà.
Sabato sera, 22 febbraio, Trump ha alzato il dazio globale sulle importazioni dal 10% al 15%, il tetto massimo consentito dalla Section 122 del Trade Act del 1974.
Una mossa arrivata pochi giorni dopo che la Corte Suprema, con un voto di 6 a 3, aveva affossato la sua strategia commerciale precedente, stabilendo che l’IEEPA non gli dava il potere di imporre tariffe doganali.
I futures americani non hanno perso tempo a reagire: il Dow Jones ha lasciato sul tavolo 202 punti (-0,41%), l’S&P 500 ha ceduto lo 0,53% a 6.886,75 punti, il Nasdaq 100 ha fatto ancora peggio con -0,66%.

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La sentenza della corte suprema e la risposta di Trump
La sentenza della Corte Suprema è, a tutti gli effetti, un momento storico per la politica commerciale americana. Sei giudici su nove hanno detto chiaramente che usare l’IEEPA per imporre dazi su scala globale è incostituzionale.
Il Chief Justice John Roberts l’ha messa nero su bianco: “l’IEEPA non autorizza il presidente a imporre dazi”. Thomas, Kavanaugh e Alito hanno firmato l’opinione contraria.
I mercati avevano tirato un sospiro di sollievo: S&P 500 su dello 0,7%, Dow Jones che recuperava 230 punti, Nasdaq Composite in rialzo di circa l’1%.
Ma la tregua è durata poco. Trump ha reagito attaccando pubblicamente i giudici dissenzienti, “un disonore per la nazione”, ha detto e ha subito firmato un nuovo ordine esecutivo, questa volta agganciato alla Section 122 del Trade Act del 1974: prima un dazio al 10%, poi alzato immediatamente al 15%, il massimo che quella norma permette.
C’è poi un dettaglio che non va trascurato: i 170-175 miliardi di dollari di dazi già incassati. Nessuno sa ancora se e come verranno restituiti alle aziende colpite, e questa incertezza continua ad alimentare la volatilità.
L’impatto sui mercati: futures, valute e materie Prime
Il quadro con cui si apre la settimana è quello di un mercato che aveva appena respirato, e che ora si ritrova di nuovo sotto pressione. I futures americani sono in calo già durante la sessione asiatica e nel pre-market europeo.
Ecco come stanno andando i principali Indici della Borsa USA;
Sul petrolio, il Brent perde oltre l’1% e scende a circa 70,93 dollari al barile, non poco, considerando che la settimana precedente aveva guadagnato più del 5%.
L’oro, invece, fa il suo mestiere di bene rifugio: futures sul metallo giallo a +1,43%, a 5.153,80 dollari l’oncia. L’argento va addirittura meglio, con un balzo del 3,98% a 85,62 dollari.
Bitcoin soffre: cede il 3,32% e scende a circa 65.741 dollari, in quella che si sta rivelando una delle sessioni più dure per le cripto nel 2026.
Sul fronte internazionale, le reazioni si moltiplicano. Christine Lagarde ha dichiarato domenica che i nuovi dazi rischiano di far saltare l’accordo commerciale tra UE e Stati Uniti. UK, India e altri partner hanno espresso preoccupazioni simili, con l’ombra di una riapertura dei negoziati che si allunga.
Agenda della settimana: cosa tenere d’occhio
Oltre al caos tariffario, la settimana del 23-27 febbraio è fitta di appuntamenti. Il più atteso in assoluto è Nvidia, che riporterà i risultati trimestrali mercoledì 25 febbraio dopo la chiusura: è diventato il barometro de facto della salute del settore AI, e il mercato lo tratterà come tale.
Martedì tocca a Home Depot con i dati del quarto trimestre fiscale 2026, utile per capire com’è messa davvero la domanda dei consumatori americani. Mercoledì dati anche di Salesforce.
In parallelo, i negoziati USA-Iran sul nucleare tengono in sospeso il prezzo del petrolio e i titoli energetici. Mettendo tutto insieme, dazi più alti, visibilità ridotta sulle politiche commerciali, calendario earnings denso ci troviamo in uno dei momenti più delicati degli ultimi mesi.
Prima di muoverti tatticamente sul portafoglio, vale la pena fermarsi un attimo: quanto è lungo il tuo orizzonte temporale? Quanta volatilità puoi reggere?
Le risposte a queste domande contano, in una settimana così incerta come questa.
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