Dollaro beneficia di minore avversione al rischio, attendendo l’inflazione (oggi)

Il dollaro ha mandato in archivio la prima parte di settimana con prestazioni piuttosto convincenti, andando a consolidare i recuperi che aveva maturato lunedì, quando sulla scia del ridimensionarsi della risk adversion aveva assistito a prese di posizione con ricoperture short e a una risalita dei rendimenti USA.

Appare chiaro come la valuta verde fosse messa sotto pressione dall’exploit delle tensioni geopolitiche internazionali, e come il rasserenarsi di alcuni grandi timori abbia permesso al dollaro statunitense di ottenere immediati benefici. Il nostro riferimento non è solamente alla crisi nordcoreana, che si è parzialmente attenuata dopo che il Paese ha omesso di lanciare nuovi missili o condurre nuovi test nucleari, quanto anche dall’aver sperimentato che la stagione degli uragani ha tutto sommato condotto minori danni di quelli più attesi (Irma è stata declassata a tempesta tropicale e i danni sono stati meno drammatici del previsto).

Detto ciò, è altresì chiaro come l’attenzione degli analisti e degli investitori possa finalmente spostarsi gradualmente sui fondamentali. Se i dati macro non dovessero deludere, il dollaro potrebbe beneficiarne: il focus è naturalmente inteso per oggi, con l’uscita dell’aggiornamento statistico sull’inflazione, una variabile discriminante per la scelta del timing del prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

Intanto, ad arricchire di spunti ottimistici il fronte USA, giungono notizie positive dal fronte politico domestico, considerato che il segretario del Tesoro Mnuchin ha affermato di ritenere molto probabile che la riforma tributaria sia approvata entro fine anno. Purtroppo per lui, però, molti dettagli non sono ancora stati svelati e, dunque, è ben difficile riporre un congruo valore a tali affermazioni.

Passando all’euro, la valuta unica ieri ha aperto la giornata approfondendo la correzione di lunedì, e toccando un minimo a 1,1924 EUR/USD. Successivamente è sembrato riprendersi, con i mercati che dunque hanno dato un altro segnale piuttosto pesante: le dichiarazioni dei membri BCE in questa fase non hanno un grandissimo valore di impatto sul corso valutario, e gli analisti attendono ora solo fatti concreti, e non più solo parole accomodanti.

La ripresa dell’euro è infatti avvenuta dopo che anche Constancio ha indicato l’opportunità di mantenere ancora condizioni monetarie accomodanti. Una dichiarazione evidentemente non influente per il Forex, con il mercato che sta prestando maggiore attenzione al fatto che la Banca centrale europea sta comunque pianificando la riduzione degli acquisti a partire dall’inizio dell’anno nuovo.

Tranne l’ipotesi che vi possano essere delle significative sorprese positive dai dati dell’area, quanto sopra non dovrebbe essere sufficiente per poter spingere già ora l’euro verso nuovi massimi livelli contro il dollaro, ma potrebbe comunque essere un elemento in grado di supportarlo più o meno adeguatamente.

Anche in area euro l’attenzione potrebbe ora spostarsi di più sui fondamentali, con i dati dei prossimi giorni che saranno dunque piuttosto importanti per poter confermare o smentire le impressioni di una ripresa nell’eurozona. Intanto, la stima finale dell’inflazione tedesca ieri mattina ha confermato l’aumento in agosto della stima preliminare, mentre i dati francesi e italiani usciranno solamente nella giornata di oggi.

Per quanto concerne le altre valute, sottolineiamo come la sterlina abbia inaugurato un nuovo massimo dell’anno contro dollaro, favorita dai dati di inflazione, che hanno mostrato in agosto un aumento superiore alle attese da 2,6 per cento a 2,9 per cento. La sterlina si è rafforzata ulteriormente anche contro euro, rivedendo livelli abbandonati poco più di un mese fa, a inizio agosto.

Sui dati di inflazione anche i tassi impliciti nei futures sul bank rate sono saliti ampiamente, dagli 8 pb fino a 0,45 per cento della scadenza dicembre 2017 ai 10 pb fino a 0,85 per cento della scadenza dicembre 2019, incorporando un’accresciuta probabilità di un primo rialzo dei tassi già quest’anno.

Naturalmente, molto importante sarà in questo frangente cercare di capire che cosa avverrà con la riunione della BoE, onde verificare se sia aumentata la propensione della banca centrale ad anticipare l’avvio del ciclo di rialzi dei tassi alla luce dell’elevata inflazione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here