Dollaro, il discorso di Trump deprime la valuta verde

Il dollaro ha chiuso la scorsa settimana in ribasso, e non sembra aver iniziato la nuova con particolare impulso, confermando così un trend di apertura del nuovo anno non certo positivo. Il discorso inaugurale di Trump non sembra inoltre aver fornito spunti di incoraggiamento per il biglietto verde, che anzi si è indebolito in seguito alle parole del nuovo presidente.

L’effetto Trump questa volta non funziona

Il discorso di insediamento di Trump non ha fornito dettagli sulle politiche economiche domestiche che la nuova amministrazione repubblicana intende adottare, ma di contro ha espresso chiaramente che la linea guida del suo programma sarà “L’America prima di tutto”, uno slogan che il tycoon ha utilizzato più volte insieme alla necessità di rendere “ancora grande l’America”. Slogan che sembrano essere sempre di più delle dichiarazioni programmatiche in grado di mantenere elevate le preoccupazioni sul rischio di implementazione di misure protezionistiche sull’economia nazionale. Peraltro, su tale fronte è già stato richiesto un incontro con i rappresentanti di Canada e Messico per rivedere le condizioni del NAFTA, l’accordo che regola gli scambi nel Centro Nord America.

Nel fine settimana arriverà invece il primo ministro britannico May – il primo leader europeo a far visita a Trump – per aprire la strada verso la definizione di un nuovo accordo commerciale post-Brexit tra USA e Regno Unito. Inizia ora la fase in cui i temi elettorali dovranno gradualmente tradursi in iniziative concrete e sarà su queste che i mercati si concentreranno nei prossimi mesi. Finché le nuove politiche non verranno definite e implementate l’ascesa del dollaro dovrebbe fare una pausa, e l’inaugurazione di nuovi massimi dovrebbe essere evitata. In questo avvio di 2017 il biglietto verde è sceso tornando sotti i livelli pre-FOMC di dicembre ed è probabile che almeno nel breve se li lasci alle spalle. Sul fronte dati, i principali saranno gli ordini di beni durevoli e il Pil del quarto trimestre venerdì. Le attese sono positive, ma questo potrebbe non essere sufficiente a far recuperare al dollaro il calo della scorsa settimana.

La BCE supporta la tenuta dell’euro

Da questa parte dell’Oceano Atlantico notiamo invece come la valuta unica europea sia riuscita a chiudere la scorsa settimana al rialzo, e ieri si sia portata sopra quota 1,07 EUR/USD. Sebbene sia intuibile – anche dalla lettura delle righe precedenti – che una buona parte di tale ripresa sia derivata al generalizzato indebolimento del dollaro, è anche vero che questa volta vi è un elemento in più di cui tenere conto: l’esito della riunione della Banca Centrale Europea che non si è affatto rivelata sfavorevole all’euro, nonostante Draghi abbia ribadito la necessità che le condizioni monetarie restino molto accomodanti. La tenuta della moneta unica suggerisce che questo tema dovrebbe ormai essere stato digerito dal mercato, e che pertanto – almeno nel brevissimo termine – tutto si concentrerà sui dati in uscita: i PMI domani, l’IFO tedesco, gli indici di fiducia. Nel complesso le attese sono positive e, dunque, tranne le delusioni derivanti dagli appuntamenti macro economici in programma, l’euro non solo dovrebbe riuscire a consolidare l’attuale posizione, ma potrebbe anche tentare un’incursione più stabile sopra quota 1,08 EUR/USD.

May e Trump, nuova sintonia in arrivo?

Passiamo dunque alla sterlina, con la valuta britannica che negli scorsi giorni è sostanzialmente riuscita a preservare il rimbalzo post-discorso di May, chiudendo così la settimana in salita contro il dollaro statunitense. Gli occhi sono ora puntati sulla prossima e già ricordata visita di May a Trump, nel fine settimana, che potrebbe concretamente porre le basi per un nuovo accordo commerciale tra Regno Unito e USA post-Brexit, e dovrebbe così contribuire a mantenere il sostegno alla valuta britannica. Nella stessa direzione dovrebbe portare la sentenza della Corte Suprema su Brexit – attesa per oggi– qualora confermasse il giudizio espresso a inizio novembre dall’Alta Corte. Sostegno alla sterlina dovrebbe giungere infine anche dai dati, in particolare dal Pil del quarto trimestre, che dovrebbe confermare una crescita robusta nel 2016, a dispetto dell’esito del referendum.

Dunque, nel brevissimo termine esprimiamo uno scenario favorevole all’apprezzamento di euro e di sterlina contro il dollaro statunitense, il cui sostegno derivante dall’effetto Trump inizialmente ipotizzato sembra essersi gradualmente deteriorato. Pertanto, se non vi saranno novità negative sul fronte macro, riteniamo che l’euro possa rosicchiare qualche posizione al dollaro e superare quota 1,08 o addirittura 1,09. Per quanto concerne la sterlina, il momento sembra essere positivo e, tranne sorprese negative dei prossimi 2 giorni, il fine settimana potrebbe portare in dote ulteriori rafforzamenti in virtù di uno scenario maggiormente favorevole.

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