Elezioni USA, ecco perché i trader non devono perderle di vista…

Le elezioni presidenziali USA si stanno avvicinando e, nelle prossime settimane, l’evento potrebbe incidere profondamente sugli investimenti. Di fatti, basandosi sulle serie storiche, tradizionalmente si registra una sovra-performance dei listini a stelle e strisce nel corso della seconda parte degli anni presidenziali rispetto all’andamento degli altri mercati internazionali: un evento che è ben sperimentabile in circa l’80% dei casi, con un guadagno medio sull’intero esercizio pari al 7,49%.

Non solo: oltre all’evento in se, a mutare gli orientamenti degli investitori è anche la vittoria di uno dei due schieramenti, elemento che conduce di norma a comportamenti differenti. Anche in questo caso, rispolverando le vecchie serie storiche, di solito la vittoria di un repubblicano porta la Borsa verso una maggiore accelerazione post elezioni nell’attesa di riforme vantaggiose per il tessuto imprenditoriale (la crescita media del mercato azionario risulta essere pari al 10,19%), per poi rallentare nel successivo esercizio. Di contro, nel caso di vittoria di un democratico, si è assistito alla mancanza di un deciso rafforzamento immediato, con una variazione positiva media di solo il 4,16%, per poi però registrare un rafforzamento nei mesi successivi in scia a una rinnovata fiducia.

Quando si vota

Le elezioni presidenziali USA si terranno il prossimo 8 novembre 2016, in un solo giorno. Come da tradizione, il giorno indicato è il martedì successivo al primo lunedì del mese di novembre.

Come si vota

Le elezioni presidenziali USA si poggiano su un sistema un po’ complesso, chiamato “indiretto”. In altri termini, il presidente non è eletto direttamente dai cittadini, ma da 538 “grandi elettori”. In altri termini, i cittadini votano uno dei candidati alla presidenza, incidendo però non tanto sull’elezione diretta del presidente, quanto su un gruppo di delegati che poi lo nominerà. Si tenga conto, inoltre, che non vale un principio di voto capitario, poiché ogni Stato esprime, con sistema maggioritario secco, un certo numero di grandi elettori (la California ne porta in dote 55, il Vermont solo 3). Può così capitare che un candidato possa ottenere la maggioranza dei voti totali, ma non la maggioranza dei grandi elettori: a vincere è il secondo, come sa bene Bush, che nel 2000 riuscì a vincere su Gore nonostante avesse ricevuto meno voti complessivi.

Chi corre per la presidenza 2016

A correre per la presidenza 2016, e per diventare così 45° presidente nella storia degli Stati Uniti d’America, succedendo a Obama (che è riuscito a ottenere due mandati) saranno Donald Trump (repubblicano) e Hillary Clinton (democratica).

Chi vincerà

Difficile dire chi possa vincere, quando mancano più di due mesi all’appuntamento e, in fin dei conti, potrebbe accadere di tutto. Quel che sembra certo è che Hillary Clinton appare essere in vantaggio, complice anche qualche uscita non proprio felice da parte del suo rivale (che nell’arco di un paio di giorni ha ad esempio accusato Obama e Clinton di aver contribuito a fondare l’Isis), e da una generale mal sopportazione di buona parte del movimento repubblicano nei confronti di Trump.

Stando alla media dei sondaggi della prima parte di agosto, Clinton sarebbe in vantaggio di circa 5 punti percentuali sul rivale, con punte di 10 punti percentuali per i sondaggi di Fox News, il network dei repubblicani che, però, non ha grandi simpatie per Trump. L’unico sondaggio che fornisce un Trump in vantaggio è quello di USC per il Los Angeles Times, che mette il repubblicano in testa per 1 punto percentuale.

Si tenga conto, tuttavia, che i sondaggi di cui sopra sono relativi ai voti su scala nazionale, e che – come abbiamo già avuto modo di sottolineare – in realtà l’elezione del presidente avviene con un sistema di attribuzione di grandi elettori, dove a contare è il voto dei singoli Stati. Anche da questo punto di vista, però, arrivano ben poche notizie positive per Trump. I sondaggi affermano infatti che Clinton è in vantaggio in tutti i principali Stati, e che quelli che sembrano essere favorevoli a Trump sono la Georgia, il Missouri e, forse, la Florida. Se così fosse, Trump si troverebbe estremamente indietro per appoggio dei grandi elettori e, probabilmente, gli USA accoglieranno il proprio primo presidente donna…

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