Fed alza tassi: ecco come cambia il rapporto EUR/USD

Come previsto in tempi non sospetti, e come più volte vi abbiamo documentato su queste pagine, la Federal Reserve ha finalmente alzato i tassi di interesse di riferimento portando il target range dei Fed Funds da 0,25-0,50 per cento a 0,50-0,75 per cento. Tuttavia, considerando che l’incremento di 25 punti base nel costo del denaro era ampiamente auspicato e già scontato dai mercati finanziari, non è questa la novità più importante: l’innovazione più ghiotta che la Fed ci ha fornito nelle ultime ore è infatti l’incremento del numero di rialzi dei tassi per l’anno prossimo, che passano dai precedenti due tentativi a tre. È proprio questo dettaglio ad aver costituito la principale leva di rilancio delle quotazioni del dollaro statunitense, con la valuta verde che si è apprezzata. Ma come cambia lo scenario EUR/USD alla luce di ciò?

Previsioni EUR/USD

A nostro giudizio, anche a margine di quanto sopra abbiamo riassunto, nel breve termine il dollaro dovrebbe rafforzarsi ulteriormente, riflettendo l’aggiustamento dei tassi di mercato/rendimenti al nuovo scenario della Federal Reserve. Terminata questa prima fase di apprezzamento, invece, non è affatto detto che il dollaro riesca ad apprezzarsi ancora, mentre è più probabile che vada incontro a una fase di stabilizzazione, pur su livelli elevati.

Di fatti, sebbene la Fed abbia ritoccato al rialzo il numero degli incrementi dei tassi per il 2017, nello stesso tempo ha confermato il sentiero di rialzi per il 2018 e il 2019, per i quali si aspetta ancora tre rialzi l’anno. Inoltre non sono ancora noti i dettagli dello stimolo fiscale che verrà effettivamente attuato sotto la nuova presidenza Trump. Infine, gli effetti di uno stimolo eccessivo sono controversi il che, unitamente ad altre incertezze/incognite relative alle politiche in generale della nuova presidenza Trump, dovrebbe limitare l’upside del dollaro.

Ad ogni modo, la somma di quanto già definito conduce i rischi ad essere sbilanciati verso l’alto, in ragione dell’eventualità che la Fed possa decidere di fare più rialzi nel caso in cui l’effetto dello stimolo fiscale sulla crescita dovesse rivelarsi maggiore del previsto.

Una visione di lungo termine

Come già ricordato, sull’esito del FOMC che ha incrementato i tassi e le previsioni di rialzo tassi sul breve termine, l’euro ha corretto significativamente scendendo sotto la soglia di 1,05. È possibile che il profilo atteso per l’euro possa scendere nel breve termine anche su quota 1,00 – 1,04, ma è bene rammentare che il periodo di massima debolezza sarà solo il breve termine, valutato che è proprio nello short range temporale che i tassi di mercato e i rendimenti USA hanno maggiore spazio di ulteriore salita per incorporare il nuovo scenario della Fed.

Di contro, è bene mantenere un profilo di modesta e graduale risalita dell’euro nel medio termine e, in particolar modo, nella seconda metà del prossimo anno, sotti ipotesi che la Fed si limiti a fare i rialzi preventivati e non di più. L’altro importante fattore che dovrebbe favorire il recupero dell’euro è il fatto che con la fine del 2017 si chiude anche il ciclo espansivo della BCE e il mercato inizierà a scontare l’avvio, seppur molto graduale, del processo di normalizzazione della politica monetaria anche da parte della BCE. I rischi per l’euro rimangono comunque verso il basso, principalmente in funzione dell’eventualità che la Fed possa alzare i tassi più del previsto, ma anche a causa delle incertezze legate al calendario politico dell’area euro (elezioni in Olanda, Franca e Germania nel 2017 ed eventuale volatilità in relazione a Brexit).

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