Fiducia dei consumatori e delle imprese: il calo di novembre deve preoccupare?

In Italia la fiducia delle imprese e delle famiglie è in calo. Stando a quanto riporta l’Istituto nazionale di statistica, infatti, i dati hanno corretto a novembre dopo la striscia positiva che è stata riscontrata nel corso dei mesi precedenti, denotando un pizzico di sorpresa da parte degli analisti, che invece non si attendevano una simile inversione di tendenza da parte dell’evoluzione della fiducia dei consumatori e degli operatori economici.

Ma il calo deve preoccupare? Sarà duraturo? Oppure sarà solamente una parentesi all’interno di un trend di sviluppo più sostenibile e più convincente? Cerchiamo di saperne di più, partendo dall’analisi dei dati statistici e cercando di interpretarli congruamente.

Fiducia delle imprese

Cominciamo dall’indice composito di fiducia delle imprese, che nella versione più recente che è stata diffusa dall’Istat è calato lievemente a 108,8 punti contro i 109,1 punti relativi al mese di ottobre. Il morale delle imprese è diminuito nel commercio al dettaglio, dopo il balzo che era stato riscontrato nel corso del mese precedente, ed è viceversa aumentato sia nelle costruzioni (con il livello settoriale che è tornato ai massimi livelli da quasi dieci anni, con un record che era peraltro già toccato nel mese di settembre) sia nei servizi (i cui livelli sono arrivati ai massimi da un anno e mezzo). Nel settore manifatturiero il clima di fiducia è invece risultato essere poco variato, a 110,8 punti da 110,9 punti precedente, rimanendo perciò vicino a un massimo da maggio del 2007 a questa parte.

Nel dettaglio dell’indagine, si può evidentemente notare un miglioramento delle valutazioni correnti delle imprese sia sulla produzione che sugli ordini, compensando un minor ottimismo prospettico sull’output . Le aspettative delle imprese sull’economia, dopo il balzo di ottobre (che aveva portato l’indice al secondo livello più elevato dal 2001), sono tornate ai livelli di settembre (comunque elevati in prospettiva storica). Specularmente rispetto al mese scorso, il clima di fiducia è calato tra i produttori di beni intermedi e strumentali, mentre è salito nel comparto dei beni di consumo.

Fiducia dei consumatori

Passiamo ora al dato sulla fiducia dei consumatori, che sempre secondo l’indagine Istat, dopo essere aumentata per cinque mesi consecutivi, è calata a 114,3 punti a novembre, contro i 116 punti del mese di ottobre, che rappresentava un massimo livello da gennaio dello scorso anno ad oggi.

Il peggioramento del dato sembra essere diffuso a tutte le principali sotto-voci, ma concerne in particolare le componenti più volatili, che sono quelle attribuibili al clima economico nazionale rispetto alla condizione personale degli intervistati, e le aspettative per il futuro piuttosto che la situazione corrente delle famiglie.

Più nel dettaglio, le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono aumentate per il secondo mese consecutivo, a 19,7 punti contro i precedenti 13,5 punti, rimanendo comunque su valori contenuti in prospettiva storica. In particolare, le famiglie si rivelano essere meno ottimiste sulla situazione economica dell’Italia sia corrente che attesa, mentre le indicazioni in merito alla situazione finanziaria, al bilancio famigliare e alle opportunità di risparmio sono di natura mista.

Infine, è cresciuto per il secondo mese consecutivo l’inflazione sia percepita che attesa dalle famiglie (rispettivamente da -4,3 punti a -1 punti e da -2,6 punti a -1,5 punti).

Che valutazione dare ai dati di novembre

A questo punto, giova riprendere i quesiti che abbiamo avuto modo di sintetizzare nella parte iniziale di questo approfondimento, e fornire una risposta complessiva.

In linea di massima, il calo della fiducia di imprese e famiglie a novembre non sembra essere stato interpretato in maniera preoccupante dalla maggior parte degli analisti, poiché si tratta di una correzione che è stata valutata in qualche modo “fisiologica”, dopo una lunga striscia positiva. I livelli del morale rimangono peraltro coerenti con una prosecuzione dell’espansione dell’attività economica anche nei prossimi mesi, particolarmente dal lato delle imprese (dove sia l’indice composito che quello relativo al manifatturiero e alle costruzioni restano sui massimi da circa un decennio).

Naturalmente, in questo scenario non bisogna mai sottovalutare il rischio politico, su un fronte di 3-6 mesi: le prossime elezioni generali potrebbero portare a uno stallo sul fronte esecutivo, che potrebbe non esser gradito al contesto socio economico.

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