Fusione Fca – Psa: cosa c’è di vero (e chi ci guadagna)

L’operazione non è certo prossima alla realizzazione e, forse, non si farà mai. Tuttavia, sono sempre di più gli osservatori che si dicono convinti che prima o poi Fca e Psa arriveranno a giuste nozze, sulla base di una serie di sintomi maturati negli ultimi mesi e, magari, in grado di formalizzarsi con un unione societaria.

Fca – Psa: una promessa non nuova

Ad alimentare i rumors, in un modo o nell’altro, sono d’altronde stati gli stessi top manager delle due compagini, i più spinti (ma non gli unici) a parlare nella necessità di aggregazioni: da una parte l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, che da più di un anno si dice pronto a una fusione con un altro partner societario (che non sembra più essere General Motors, il cui brand era il più gettonato per una simile transazione); dall’altra parte il timoniere di Psa, Carlos Tavares, che anche negli scorsi giorni ha lasciato aperti vasti margini per “discussioni con altri costruttori” circa la possibilità di una integrazione.

Ancora prima di queste aperture, va detto, i nomi di Fca e di Psa erano stati più volte accostati, con un’accelerazione improvvisa intorno prima del salvataggio della compagnia transalpina, avvenuta nel 2014. All’epoca, il matrimonio tra Fca e Psa fu addirittura tinto di alcune cromie romantiche, rappresentando le possibile nozze tra la famiglia Peugeot, che fa capo a Psa, e quella Agnelli, che fa capo a Fiat. All’epoca, però, gli stessi Peugeot preferirono accettare le richieste di riassetto azionario in favore dei cinesi della Dongfeng e, per quota minoritaria, dello stesso Stato francese.

Come sta andando Psa

Tralasciando per qualche istante tali trascorsi storici, possiamo ben ricordare come il momento, in casa Psa, sia particolarmente propizio. Subito dopo il salvataggio la società transalpina si affrettò a rassicurare gli investitori e varare un nuovo piano industriale che prevedeva il ritorno all’utile nel 2018. Il piano industriale ha però visto una corposa accelerazione, e l’utile ha fatto già la sua comparsa nel bilancio d’esercizio 2015, quando il profitto netto della compagnia ha toccato quota 1,2 miliardi di euro, a fronte di una perdita di 555 milioni di euro riscontrata l’anno precedente.

I risultati ottimali conseguiti da Psa hanno inoltre permesso a Tavares di porre in archivio il vecchio piano industriale, e promettere agli stakeholders la presentazione di un nuovo piano tra il mese di aprile e quello di giugno. E, ulteriormente, affermare una maggiore credibilità sul piano internazionale, che dovrebbe altresì accompagnarsi a una maggiore forza contrattuale quando si parlerà di ipotesi di mergers & acquisitions.

Ma conviene veramente una fusione Fca e Psa?

Se i contatti tra le due società sono certamente più remoti di quanto si possa immaginare, e se Psa è oggi in condizioni di forma almeno discrete, rimane da comprendere a chi possa realmente convenire un simile matrimonio tra due case automobilistiche. Fornendo un piccolo spunto valutativo, il mercato è sembrato accogliere con soddisfazione le voci diffuse nel corso dell’ultima settimana, con il titolo Fca e quello Psa (rispettivamente, a Piazza Affari e a Parigi) saliti di buona lena. Certo, si potrebbe facilmente sostenere che in realtà i titoli abbiano seguito il trend rialzista delle borse internazionali, capaci di chiudere un’altra settimana in spinta positiva, ma l’impressione è che da più parti la possibile fusione tra questi grandi big dell’auto non dispiaccia affatto.

Più nel dettaglio, una possibile operazione di aggregazione tra Fca e Psa potrebbe comportare effettivamente alcuni vantaggi tangibili, considerata la complementarietà dei modelli delle due case, e la possibilità di poter sfruttare alcune sinergie sul fronte dei tagli di costi della produzione (tralasciamo, almeno in questo approfondimento, gli strascichi socio – economico – politici di possibili chiusure di impianti o riduzioni di organico).

Per Psa, inoltre, il matrimonio potrebbe voler dire sfruttare un invidiabile ponte di collegamento con il mercato statunitense, dove Fca è presente grazie al precedente matrimonio con Chrysler. E non solo: Fca è ben radicato anche in Sudamerica grazie a una storica presenza sul mercato brasiliano. Di contro, per Fca le nozze con Psa potrebbero voler dire sostenere la maturazione del ruolo di second leader nel mercato europeo (dietro alla sola Volkswagen) e sviluppare una più agevole penetrazione nel mercato cinese, dove invece Fiat Chrysler ha una quota limitata.

Il ruolo dello Stato in Psa

Ma in che modo Fca potrebbe entrare nel capitale di Psa, qualora si trattasse di un’acquisizione societaria di una fetta di partecipazioni nella casa transalpina? Per gli analisti, qui potrebbe entrare in gioco la quota in mano allo Stato francese, che ha acquisito una parte di capitale della Psa quando questa verteva in condizioni di estrema difficoltà. Ora che la società automobilistica è tornata in utile, per molti opinionisti la quota detenuta dallo Stato in Psa non è più utile e necessaria. E Fca – o, meglio, Exor – potrebbe essere un ideale acquirente. Non va tuttavia sottovalutato che per molti francesi la quota statale nella società auto rappresenta una sorta di “garanzia” di mantenimento dei volumi occupazionali e produttivi in Francia, e che pertanto potrebbe essere difficile “scardinare” una simile partecipazione.

Ragionando in termini (almeno per il momento) di fanta-azionariato, si può dunque ipotizzare che Exor potrebbe essere elevata a ruolo di azionista di riferimento e di coordinazione in entrambe le società, con quota sotto il 30% in Fca (ma superiore al 44% per quanto concerne i diritti di voto), e nuova quota da acquisire in Psa.

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