Wall Street ha chiuso il 17 aprile in territorio positivo,. L’S&P 500 si e’ portato a 7.128 punti, un nuovo massimo storico, e con lui anche il Dow Jones e il Nasdaq hanno aggiornato i loro record.
Il Dow ha guadagnato 1.005 punti, poco più del 2%, chiudendo a quota 49.559. Il Nasdaq ha messo a segno un +1,49%, a 24.463, mentre il Russell 2000, l’indice delle piccole capitalizzazioni, spesso più sensibile al sentiment interno, si porta a casa del 2,44%. Tre settimane di fila in positivo. Non succedeva da un bel po’.
| Titolo | Prezzo | Variazione |
|---|---|---|
| ^GSPC S&P 500 | 7.398,93 USD | ▲ 61,82 (0.84%) |
| ^IXIC NASDAQ | 26.247,08 USD | ▲ 440,88 (1.71%) |
| ^DJI Dow Jones | 49.609,16 USD | ▲ 12,19 (0.02%) |
| CL=F Petrolio WTI | 95,42 USD | ▲ 0,61 (0.64%) |
A guidare questo rally è stata una combinazione di fattori che, sommati insieme, hanno convinto gli investitori che valesse la pena comprare.
Prima di tutto, la distensione del conflitto in Medio Oriente: il cessate il fuoco tra Israele e Libano, accompagnato dall’annuncio dell’Iran che lo Stretto di Hormuz è tornato aperto al traffico commerciale, ha fatto evaporare una buona parte del premio di rischio geopolitico che pesava sui mercati.
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Poi c’è la stagione degli utili, che si è aperta con numeri incoraggianti dalle grandi banche. E infine il prezzo del petrolio, crollato del 10% in un colpo solo, che ha allentato le preoccupazioni sull’inflazione.
Andiamo a vedere qualche dato.
Non cè dubbio su quale sia stato il vero interruttore del rally: la notizia che l’Iran aveva dichiarato lo Stretto di Hormuz “completamente aperto”.
Il ministro degli Esteri Araghchi lo ha scritto su X, in concomitanza con il cessate il fuoco israelo-libanese, e il mercato ha risposto di conseguenza. In pochi minuti, i futures sugli indici azionari americani erano già in salita.
La logica è abbastanza diretta. Dallo Stretto di Hormuz transita circa un quinto dell’intera offerta di petrolio mondiale. Quando Washington ha imposto il blocco navale sui porti iraniani all’inizio del mese, quel passaggio era diventato un punto di tensione critico.
Il risultato? Petrolio sopra i 100 dollari, inflazione che riprendeva a fare paura, e una Federal Reserve costretta a rimandare i segnali di taglio dei tassi. Con la riapertura dichiarata, tutta quella pressione è venuta meno di colpo.
Ecco la situazione attuale:
Secondo CNBC e Yahoo Finance, i mercati dei futures sui tassi hanno reagito quasi in tempo reale: più probabilità di tagli nel secondo semestre 2026, meno preoccupazioni inflazionistiche, più spazio per le azioni growth.
Il presidente Trump, nel frattempo, ha detto su Truth Social che i colloqui con Teheran stanno andando bene. Nessun accordo definitivo, per ora, ma il semplice fatto che si parli e’ gia’ un cambiamento enorme rispetto a due settimane fa.
Accanto alla geopolitica, c’è la stagione degli utili a fare la sua parte. Le grandi banche americane hanno aperto il sipario con numeri che in molti casi hanno battuto le attese, e il mercato ha apprezzato.
Morgan Stanley ha riportato 3,43 dollari di utile per azione su 20,58 miliardi di ricavi. Gli analisti si aspettavano rispettivamente 3,00 dollari e 19,72 miliardi. Bank of America ha brillato nelle attività di capital markets. Truist e State Street hanno superato le stime.
Secondo i dati FactSet , le aspettative di crescita degli utili per l’S&P 500 in questo trimestre si attestano al 12,6%. Se confermato, sarebbe il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Non un numero da poco, soprattutto in un contesto in cui molti temevano una frenata dell’economia.
Male Netflix, uno dei titoli più seguiti che ha deluso sulla guidance futura e ha annunciato la partenza del co-fondatore Reed Hastings dal board.
Il titolo è sceso quasi del 10%. Ma nel bilancio complessivo della settimana, le note positive hanno chiaramente prevalso.
Il settore tech ha fatto la parte del leone. L’ETF XLK, che replica il settore tecnologico, ha aggiornato i massimi storici.
Il SOX, l’indice dei semiconduttori, ha messo a segno il suo ottavo record intraday consecutivo. Dodici sessioni positive di fila per il Nasdaq: la striscia più lunga dal 2009. Dietro a tutto questo c’è la trimestrale di TSMC, che ha annunciato utili Q1 in crescita del 58%, con ricavi record per il quarto trimestre consecutivo. Un segnale fortissimo che la domanda di chip per l’intelligenza artificiale non sta rallentando.
Taiwan Semiconductor Manufacturing Company Limited
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Anche il resto del mercato ha partecipato. Energy, beni discrezionali e finanziari hanno contribuito al rialzo.
Il calo del petrolio, paradossalmente, ha sostenuto le azioni: meno pressione sui costi per le aziende, più reddito disponibile per i consumatori, meno rischio inflazione. Una combinazione che piace molto ai mercati.
Tre settimane di guadagni, massimi storici, stagione degli utili in buona salute. Fin qui tutto bene. Ma le prossime settimane saranno il vero banco di prova. Tesla pubblicherà i dati il 22 aprile. Poi toccherà alle grandi big tech: Microsoft, Alphabet, Meta. Le loro guidance peseranno molto sulla direzione dei mercati nel breve periodo.
Sul fronte macro, tieni d’occhio le dichiarazioni della Federal Reserve e i dati sull’inflazione di maggio.
Puoi seguire questi eventi anche consultando il nostro Calendario Economico nella sezione Strumenti.
E la situazione con l’Iran: il cessate il fuoco è temporaneo, di dieci giorni. Ogni segnale di deterioramento potrebbe riportare la volatilità sui mercati energetici, e da lì, a cascata, su tutto il resto.