Investire in azioni USA conviene ancora?

Gli indici azionari statunitensi continuano a infrangere nuovi record, e i fondi azionari tornano a registrare afflussi di capitale sul mercato nordamericano. Ma questo trend al rialzo continuerà ancora a lungo? E, in altri termini, conviene investire nelle azioni delle compagnie statunitensi o è bene starne alla larga, in virtù dell’acuirsi di un contesto di maggiore volatilità?

I fondamentali sono ancora positivi

Per il momento, analizzando i fondamentali degli indici statunitensi, non sembrano emergere dei segnali di sopravvalutazione tali da poter far pensare a imminenti correzioni di rilievo: ad oggi, infatti, i P/E degli Stati Uniti sono un po’ più elevati di quelli suggeriti dalla media storica 2010-2016, ma sono comunque compensati da crescite degli utili maggiori e stimate dal consenso a doppia cifra per il prossimo triennio. Insomma, nessun “surriscaldamentodei fondamentali, quanto la convinzione che si possa procedere lungo una strada di nuovo apprezzamento.

A conferma di quanto sopra, il consenso (fonte: Bloomberg) sta stimando degli utili in crescita a doppia cifra per quanto concerne l’anno in corso (+10,38 per cento) e in miglioramento nel 2018 a 11,59 per cento, a fronte di P/E dell’esercizio in corso più alti della media storica 2010-2016, ma a sconto rispetto al 2018. Più evidente la sopravvalutazione all’interno del Nasdaq, dove comunque il livello è più elevato della media storica 2010-2016 solamente in via moderata, scambiando a 24,1x il P/E dell’anno in corso e a 20,5x quello del 2018, esercizio in cui tornerebbe a trattare a sconto.

Un buon supporto è inoltre offerto dalle prime trimestrali dell’anno. Nel primo quarto del 2017, infatti, sul mercato statunitense si sono registrati nuovamente utili in aumento, pari al 14,1 per cento, con sorprese positive attestatesi a tre casi su quattro. Per il secondo e per il terzo trimestre dell’anno, gli analisti puntano a utili in aumento medio del 7,2 per cento e dell’8,6 per cento, mentre la prima riga di conto economico dovrebbe portare ricavi in crescita del 4,7 per cento nel secondo trimestre e del 5,2 per cento nel terzo trimestre.

Per quanto concerne i dati macro, l’ISM non manifatturiero ha recentemente fatto siglare una moderata correzione, ma si è comunque mantenuto su livelli elevati. Di contro, gli ordini all’industria nell’aggiornamento del mese di aprile vedono una contrazione in linea con le attese, frutto (anche) di una significativa revisione al rialzo del precedente (da 0,2 per cento a 1,0 per cento mese su mese). Sono inoltre sotto le stime i nuovi dati occupazionali di maggio: anche in questo caso, il rallentamento non sembra stupire, considerata la forte crescita dei precedenti trimestri, in grado di rendere quasi fisiologico questo trend.

Complessivamente, insomma, i dati macro più recenti non sembrano modificare il giudizio positivo assunto sulla crescita economica statunitense, che si conferma solida, con le nostre stime che vertono su un PIL in aumento del 2,1 per cento nell’attuale esercizio e del 2,5 per cento nel 2018.

Attenzione ai rischi

Naturalmente, a fronte di questo non bisogna mai dimenticare l’esistenza di evidenti rischi che potrebbero agire in controtendenza rispetto ai buoni supporti di cui sopra. Tra i vari, possiamo certamente rammentare l’esistenza dei rischi geopolitici dettati dal Medio Oriente e dalla Corea del Nord, e ancora le incertezze relative alle evoluzioni sul fronte politico interno e alla questione Russiagate, con eventuale impeachment (per il momento, un’ipotesi ancora lontana) da parte del presidente dell’amministrazione statunitense Donald Trump, tale da mettere in discussione la riforma fiscale espansiva.

I settori più convenienti

Per quanto concerne i settori più convenienti su cui potrebbe essere opportuno investire nel corso delle prossime settimane, a livello settoriale è il comparto Finanziario quello che sembra poter beneficiare del rialzo dei tassi di mercato statunitensi assunto dalla Federal Reserve, con l’indice settoriale che si riporta sui massimi degli ultimi mesi, violando prime importanti barriere tecniche.

Per i prossimi mesi, tra l’altro, si può immaginare come la nuova deregolamentazione del settore promessa dal presidente dell’amministrazione Trump possa fornire un nuovo e maggiore sostegno: la Camera statunitense ha già votato un nuovo testo legislativo che sostituisce quello voluto da Obama dopo lo scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Le buone credenziali non dovrebbero nemmeno essere scosse dal potenziale rallentamento degli utili, atteso largamente dagli analisti dopo i buoni rialzi che sono stati registrati nei primi tre mesi dell’anno.

Tra gli altri settori, una discreta positività è espressa per l’energia, con il petrolio che sta risentendo della situazione di eccesso di offerta dopo l’annuncio dell’aumento della produzione in Libia nonostante l’accordo sul prolungamento dei tagli all’output, deciso in sede di riunione dell’OPEC poche settimane fa. Identica previsione discretamente positiva anche per il tecnologico, che oggi può contare sulla revisione delle stime da parte della SIA (Semiconductor Industry Association), che vertono su un incremento dell’11,5 per cento nel 2017, dal +6,5 per cento della rilevazione di febbraio. Occhi aperti sul peso (negativo) che potrebbe avere Apple: alcuni rumors sostengono che il nuovo modello di iPhone utilizzerebbe un chip con una velocità di download inferiore a quella dei principali smartphone concorrenti.

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