Investire sullo yen a febbraio 2017: valuta giapponese in balia degli eventi?

La Bank of Japan conferma la propria rotta di politica monetaria (almeno per il momento) e lo yen sembra essere sempre più influenzato dalla presenza di fattori esterni piuttosto che dalle scelte della Banca centrale giapponese. La riunione della banca giapponese si è infatti conclusa senza particolari sorprese rispetto allo scenario precedente, con lo stimolo monetario che non è variato.

Economia prevista in miglioramento

Nell’occasione dell’ultima riunione di politica monetaria, la Bank of Japan ha inoltre diramato alcune revisioni delle proprie stime di crescita economica (che peraltro da quest’anno l’istituto comunicherà ogni tre mesi, invece di ogni sei mesi): sia il Pil 2017 che il Pil 2018 sono dunque previsti in miglioramento rispetto allo scenario precedente, in linea con lo sperato miglioramento dell’economia globale e con il deprezzamento auspicato dello yen.

Ad essere aggiornate sono state anche le aspettative sull’inflazione, praticamente invariate su livelli molto elevati, pari a 1,5 punti percentuali per il 2017 e a 1,7 punti percentuali per il 2018, mentre il 2016 dovrebbe essersi chiuso con un livello di -0,2 per cento, contro il -0,1 per cento precedentemente indicato.

La Banca del Giappone rimane dell’idea che la crescita economica andrà gradualmente a migliorare nei prossimi mesi grazie alle politiche fiscali espansive del governo Abe, assicurando comunque lo stimolo fino a quando l’inflazione non supererà il target del 2 per cento. Prossimo appuntamento il 16 marzo.

L’effetto Trump peserà?

Contrariamente a quanto fatto in patria dalla Yellen, che è rimasta molto più cauta sotto questo profilo analitico, il governatore Kuroda ha sottolineato l’ampia incertezza legata agli sviluppi di politica economica negli Stati Uniti, dichiarando che il proprio istituto seguirà da vicino quel che accadrà sul territorio a stelle e strisce. Peraltro, anche lo yen è finito nel mirino dell’amministrazione Trump, così come l’euro: la valuta giapponese è infatti accusata di una “svalutazione controllata” allo scopo di favorire il proprio commercio. Un’accusa esplicita, che pare abbia irritato notevolmente il governo giapponese.

Lo yen e le altre valute

Diamo dunque uno sguardo al rapporto tra lo yen e le altre valute, cercando di comprendere come (e dove) investire nei prossimi giorni. Cominciamo dal cross con l’euro, che vede lo yen in flessione dalla fine del 2016, con qualche pausa che non sembra essere condotta dalla strategia delle due Banche centrali (BCE e BoJ sono infatti super espansive e super accomodanti), bensì dalle tensioni politiche in Europa in vista dei passaggi elettorali del 2017, particolarmente delicati a causa del rischio di emersione di maggioranze tendenzialmente populiste e nazionaliste. In un simile clima di avversione al rischio, è intuibile come ad essere premiate siano soprattutto le valute rifugio, e la divisa giapponese in tal senso non può che giocare un ruolo di grandissimo rilievo. Il fatto poi che la Banca Centrale Europea sia orientata a confermare l’attuale livello di quantitative easing almeno fino alla fine dell’anno dovrebbe favorire il deprezzamento della valuta unica europea.

Passando al rapporto tra lo yen e il dollaro, rammentiamo come inizialmente l’esito delle Presidenziali USA avesse aumentato la forza del dollaro favorendo un ritorno del cambio stabilmente sopra quota 115. Le accuse di Trump di manipolazione della valuta giapponese hanno tuttavia contribuito a invertire questo trend. Come già anticipato, la valuta nipponica si è avvantaggiata della diffusa avversione al rischio degli investitori, proprio a seguito delle tensioni fra i due Paesi. Peraltro, le polemiche scatenate dall’amministrazione a stelle e strisce rischiano di far passare in secondo piano lo scenario di fondo che vedrà la Federal Reserve continuare nel suo ciclo di rialzo dei tassi nel 2017.

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