Peggiorano i dati su commercio estero e produzione industriale

Chiusura di settimana con dati macro non esattamente positivi per l’Italia, visto e considerato che sia gli aggiornamenti sul commercio estero, che quelli della produzione delle costruzioni, hanno evidenziato delle flessioni più o meno tangibili.

Commercio estero

In tal proposito, cominciamo con i dati relativi al commercio con lestero, che hanno mostrato una diminuzione per entrambi i flussi commerciali, comunque più marcata per l’import (-4,5 per cento su base mensile) rispetto a quanto non si avvenuto per l’export (-1,6 per cento mese su mese). Di conseguenza, il surplus commerciale è tornato a salire, a 4,7 miliardi di euro in termini destagionalizzati (dai 3,9 miliardi di euro del mese precedente): si tratta di un massimo dallo scorso mese di maggio 2016. Per quanto concerne le determinanti di simili comportamenti, la flessione dell’export sembra essere dovuta interamente ai Paesi Ue (-3,3 per cento mese su mese) mentre le vendite verso i Paesi extra-Ue sono aumentate (+0,5 per cento mese su mese). Si nota una flessione rilevante sia per l’export che per l’import di beni strumentali e intermedi (e del solo import di beni di consumo), mentre aumentano sia le esportazioni che le importazioni di energia (+3,2 per cento e +2,2 per cento mese su mese). Su base annua, entrambi i flussi correggono (da +10 per cento a -2,7 per cento l’export, da +4,7 per cento a -4,5 per cento l’import), ma occorre ricordare che il dato di agosto era gonfiato dal numero di giorni lavorativi. Inoltre, il calo dell’export è dovuto soprattutto ai beni strumentali (-2,8 per cento anno su anno), quello dell’import all’energia (-18,8 per cento anno su anno).

Per quanto attiene l’analisi sui mercati di sbocco, quelli che si sono confermati come i più dinamici sono stati sicuramente quelli asiatici (Cina +23,3 per cento, Giappone +18,2 per cento su base annua), oltre agli Stati Uniti (+11,1 per cento anno su anno, soprattutto macchinari e farmaceutici). Restano in rosso l’area OPEC (-10,9 per cento anno su anno), Turchia (-8,4 per cento anno su anno) e Russia (-1,4 per cento anno su anno). All’interno dell’area euro, si nota una crescita superiore al 7 per cento anno su anno per Spagna e Austria e viceversa un crollo di -10,5 per cento per il Belgio (con una prestazione negativa, tendenziale, che è quasi interamente ascrivibile ai farmaceutici). Ad ogni modo, l’unico settore a mantenere una crescita a doppia cifra sia per l’export che per l’import è quello degli autoveicoli, viceversa mostrano flessioni a due cifre le importazioni di petrolio, coke e prodotti petroliferi raffinati e gas naturale. Il dato conferma che è in atto una ripresa dell’export verso i Paesi extra-Ue mentre in questa fase più contrastato appare l’andamento delle vendite nei Paesi Ue. In ogni caso, il contributo del commercio con l’estero alla crescita potrebbe lentamente passare in prospettiva da negativo a lievemente positivo.

Produzione industriale

Passiamo dunque a un altro dato non certo ottimale per la nostra economia, quello della produzione nel settore delle costruzioni. Il dato di aggiornamento ha mostrato un calo piuttosto significativo a settembre, di -3,9 punti percentuali dopo il +3,5 per cento mese su mese di agosto. È la flessione mensile più ampia da quasi due anni. Su base annua, l’indice è tornato in territorio negativo, a -1,1 per cento da +4,4 per cento precedente (corretto per i giorni lavorativi, che rappresentava un massimo da quasi 9 anni). La flessione non sorprende gli analisti, considerato che più volte è stato sottolineato come il balzo del mese di agosto sia stato anomalo, e dunque la base di confronto mensile fosse quanto meno scoraggiante. Tuttavia, a differenza che nell’industria, la flessione nelle costruzioni è risultata più accentuata dell’aumento del mese precedente. Nel trimestre, l’output nel settore è rimasto invariato, il che segnala che il comparto non dovrebbe aver contribuito alla crescita del valore aggiunto nel trimestre estivo. D’altra parte, l’andamento della fiducia dei costruttori resta coerente con un recupero dell’attività.

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