Quadro economico, si confermano ritmi diversi per Europa / USA

I quadri economici europeo e americano continuano a confermarsi particolarmente divergenti per quanto concerne il ritmo di sviluppo: il primo sembra essere sempre più fortemente eterogeneo al proprio interno, il secondo sembra essere consolidato in contesto di relativa forza, che pare poter essere scalfito esclusivamente dall’incertezza che ruota intorno all’impatto della politica fiscale di Trump, i cui annunci sono attesi – in maggior dettaglio -tra due o tre settimane.

Europa: Pil deludente, ma non per tutti

Per quanto attiene il quadro economico europeo, la scorsa settimana si è archiviata con una sostanziale delusione: quella per i dati Pil, che hanno fallito l’appuntamento con le attese dei principali analisti finanziari, denotando una crescita che, per la zona euro, ha visto una revisione al ribasso dalla stima flash di 0,5 per cento a 0,4 per cento su base trimestrale. Sulla base delle statistiche così formulate, ha preso atto la conferma del ritmo di crescita già rivelato nel corso dei mesi estivi, con il Pil sull’intero anno che è sviluppato a un ritmo pari all’1,7 per cento annuo, in rallentamento dal +1,9 per cento del 2015 ma comunque al di sopra delle previsioni di +1,6 per cento per il 2017.

Su scala nazionale, come avevamo anticipato nelle righe di apertura, il panorama è molto diversificato, e non tutte sembrano essere in grado di giungere a condizione di delusione. Più nel dettaglio, se è vero che il Pil della Germania ha accelerato a +0,4 per cento trimestrale, è anche accertabile che il livello così raggiunto è pur sempre inferiore al consenso, con conseguente revisione al ribasso del precedente (da 0,2 per cento a 0,1 per cento).

Per l’Italia, il ciclo economico conferma le prospettive di un rallentamento, con passaggio da 0,3 per cento a 0,2 per cento trimestrale, nonostante i buoni contributi determinati dal rialzo della produzione industriale a fine anno, lasciando così il saldo per l’intero anno a 0,9 per cento. Tra le altre economie, si tenga conto come il Pil francese abbia conseguito una buona accelerazione da 0,2 per cento a 0,4 per cento, mentre il Pil spagnolo abbia ribadito la sua ottima tenuta di sviluppo, confermando un incremento a 0,7 per cento trimestrale.

Ad ogni modo, anche se il dettaglio delle componenti sarà reso noto solamente con le stime finali, è intuibile come un discreto grado di supporto dovrebbe esser giunto dal contributo fornito dal canale estero. Per quanto concerne i prossimi mesi, riteniamo che possa verificarsi una concreta accelerazione da parte di tutte le principali economie, anche se difficilmente lo sviluppo positivo sarà omogeneo.

Inoltre, riteniamo che non sia necessario sottovalutare i rischi derivanti da elementi non direttamente economici, quale l’avvio di una lunga stagione elettorale che potrebbe generare ben più di qualche turbamento ai mercati internazionali. Con l’avvio in Olanda, le principali preoccupazioni in Francia, e i probabili inserimenti in Italia, il 2017 sarà sicuramente un periodo di particolare tensione.

Stati Uniti, lo scenario economico si rafforza ancora

Se in Europa le indicazioni sono varie, negli Stati Uniti sono sicuramente più positive e omogenee: il calendario macro sembra infatti offrire una buona dose di spinta soprattutto dal fronte della domanda interna, che ha permesso agli analisti di poter confermare le proprie aspettative di una solida accelerazione per le vendite al dettaglio e un aumento superiore alle previsioni per le pressioni inflazionistiche.

Per quanto attiene i principali dati che sono emersi dalle letture degli ultimi giorni, sottolineiamo in particolar modo le buone prestazioni da parte del CPI di gennaio che ha sorpreso verso l‘alto il consensus garantendo un aumento di 0,6 per cento mese su mese che conduce l’inflazione a 2,5 per cento anno su anno. Per il dato core, invece, i prezzi sono cresciuti dello 0,3 per cento mensile con un’accelerazione dell’indice annuale da 2,2 per cento a 2,3 per cento annuo. I prezzi segnano peraltro un aumento che risulta in buona parte legato al rialzo dell’energia, ma in realtà è possibile che lo sviluppo possa essere molto più duraturo e consolidato, con una durata per almeno i prossimi due trimestri.

Tra gli altri dati che hanno sorpreso positivamente gli analisti, rileviamo anche i dati relativi alle vendite, che aumentano di 0,4 per cento mese su mese a livello aggregato sulla scia del forte rialzo dei prezzi energetici crescendo anche al netto delle auto, con un’accelerazione a 0,8 per cento mese su mese in gennaio. Sono piuttosto significative anche le revisioni al rialzo per i livelli di dicembre, che sono aumentati a 1 per cento su base mensile per l’aggregato totale e a 0,4 per cento mese su mese per l’indice core.

Per quanto i market mover dei prossimi giorni, riteniamo che si farà sempre più crescente e attenta l’attesa nei confronti degli annunci di Donald Trump sulla politica fiscale. Tuttavia, attenzione a non trarsi in auto-inganno: gli annunci avranno probabilmente luogo tra la fine del mese e – più probabilmente – l’inizio del mese prossimo, ma non corrisponderanno di certo a una messa in atto immediata delle novità tributarie (anzi). Se infatti i ritmi saranno rispettati, è possibile che il provvedimento “completo” con l’intero pacchetto di riforme fiscali possa divenire realtà solamente entro l’estate, o in piena estate. Il che significa, successivamente, che il voto non avverrà prima di settembre / ottobre e che dunque, proiettandoci ancora più in la nel tempo, che gli effetti propulsivi della riforma fiscale tributaria non potranno che propagarsi che nella prima o nella seconda metà del 2018.

Naturalmente, quanto sopra non significa che la politica fiscale di Trump non sia “impattante” ancora prima della sua messa in atto: riteniamo infatti che nel momento in cui verranno annunciati i provvedimenti promessi, verrà generato un importante valore aggiunto per il mercato, determinato dall’abolizione dell’attuale incertezza, permettendo così alla Federal Reserve di poter assumere i propri posizionamenti di politica monetaria.

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