Comunione o separazione dei beni? È una delle domande che i giovani sposi si sentono rivolgere dal parroco o dall’impiegato comunale prima delle nozze e che crea un attimo di smarrimento nei loro occhi per un’eventuale risposta consapevole.
In effetti, si parla spesso di questi due differenti regimi di condivisione dei beni tra coniugi ma poche sono le persone che riescono a discernere l’una dall’altra forma e, soprattutto, a scegliere l’opzione più idonea al proprio caso.
Vediamo, allora, di cosa si tratta in maniera più approfondita, in modo da fornire i principi basilari che regolano le due forme di condivisione dei beni e per fornire gli strumenti necessari per una scelta consapevole.
Cominciamo, prima di tutto, con qualche accenno storico. Fino al 1975, in Italia vigeva, per default, la separazione dei beni dopo qualsivoglia matrimonio.
Dopo tale data, però, il legislatore decise di operare una riforma del diritto di famiglia applicando la comunione dei beni come regime legale tra i due coniugi, a meno di un’espressa richiesta di sposo e sposa.
Gli articoli del Codice Civile che attualmente regolano gli oneri economici di entrambi i coniugi nei confronti della famiglia e dei figli sono i numeri 143 e 147. In base a tali articoli, sia che si tratti di un matrimonio civile o concordatario (ovvero celebrato con rito religioso), gli sposi possono scegliere tra due differenti regimi patrimoniali che si istaura dal giorno delle nozze in poi:
La comunione dei beni è il regime patrimoniale che, come ricorda il nome stesso, determina la condivisione di beni, oggetti, utili ed incrementi acquistati o prodotti dal giorno del matrimonio in poi.
Una nota importante da sottolineare, infatti, è che la comunione dei beni non è retroattiva. Ciò significa che tutti i beni acquistati da uno dei partner prima della data delle nozze rimane comunque di sua proprietà, fermo restando il fatto che tutta la famiglia poi abbia diritto a goderne l’utilizzo.
Sono sostanzialmente tre i gruppi in cui possono essere classificati i beni condivisi.
L’altra possibile opzione di regime patrimoniale per una giovane coppia è quella di separazione dei beni. In questo caso, rimangono invariati i patrimoni personali dei coniugi, in relazione sia a beni acquistati prima che dopo la data delle nozze.
Ovviamente ciò non significa che l’unità che si è venuta a formare sia meno “famiglia”. Ogni coniuge ha, infatti, il dovere di mettere a disposizione della famiglia i propri redditi e i propri beni, al fine del benessere quotidiano del nucleo familiare stesso.
Si tratta semplicemente di una scelta che può risultare molto utile in particolari casi, che vedremo fra poco, soprattutto in presenza di problemi (come debiti da parte del coniuge) o in caso di separazione. Non deve essere, pertanto, visto come un atto poco amorevole nei confronti del partner ma una scelta oculata e ponderata e che non intacca affatto la sfera dei sentimenti.
Sappiamo che negli ultimi anni (o forse faremmo prima a parlare di decenni) in Italia i matrimoni sono in costante diminuzione, sia che si tratti di rito religioso che di rito civile. All’interno di un numero di nozze per anno sempre più ridotto l’unico dato che aumenta è proprio la scelta, da parte dei giovani sposi, del regime di separazione dei beni.
Gli ultimi dati certi forniti dall’Istat in tal senso risalgono al 2009 e parlano della separazione dei beni come di un fenomeno in rapida crescita: in quell’anno ben il 64,2% dei matrimoni celebrati in Italia ha visto gli sposi optare per il regime di separazione dei beni.
Cosa spinge le giovani coppie ad optare per questo tipo di forma?
Le ragioni possono essere molteplici ma, di sicuro, ve ne sono alcune che hanno un peso non indifferente nella scelte, ovvero:
Concludiamo la nostra analisi sottolineando il fatto che il regime patrimoniale di una famiglia può essere modificato in qualsiasi momento.
È vero, infatti, che è una scelta che viene fatta, a titolo gratuito, al momento delle nozze, visto come nascita di un nuovo nucleo familiare. Ma è altresì vero che il regime patrimoniale può essere variato in qualsiasi momento della vita.
In questa accezione, però si necessita dell’intervento di un notaio, effettuabile sia prima che dopo le nozze, e, di conseguenza di un determinato costo dell’atto notarile stesso.