Rappresenta la voce di trattenuta più cospicua nella busta paga dei lavoratori dipendenti, è uno degli incubi più ricorrenti per i liberi professionisti che la pagano in due scaglioni, ma è anche il gettito d’imposta più elevato per il sistema tributario italiano (si stima che essa fornisca ben un terzo dell’intero gettito fiscale): stiamo parlando dell’IRPEF, un’imposta che riguarda tutti i lavoratori, ovvero più di 40 milioni di italiani.
Nonostante la sua importanza, sia quantitativamente che nei confronti del numero di persone cui si rivolge, l’IRPEF, il suo funzionamento e le relative aliquote sono poco note ai contribuenti. Vediamo, allora, di provare a capirci un pochino di più.
Il nome IRPEF è un acronimo che sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. È entrata in vigore nel lontano 1973, con il DPR 29 settembre 1973 n.597, e rappresenta una tassazione cui è soggetto il nostro reddito, che sia da lavoratore dipendente (di azienda pubblica o privata) o da lavoratore autonomo. In pratica noi stiamo pagando un’imposta su quello che abbiamo guadagnato durante l’anno e ripartiamo questo pagamento (in un certo senso lo rateizziamo) mese per mese sulla busta paga, nel caso di un lavoratore dipendente.
Come si evince dal nome stesso l’Irpef è un’imposta e non una tassa. Ma qual è la differenza che intercorre tra questi due termini apparentemente sinonimi?
Abbiamo visto che l’Irpef è un’imposta che viene calcolata sulla base del reddito guadagnato durante l’anno. Essa tuttavia non viene calcolata facendo riferimento all’intero reddito annuo lordo, ma considerando il cosiddetto reddito imponibile Irpef.
La base imponibile Irpef è quella parte di reddito in base alla quale verrà calcolato il relativo tributo Irpef, ed essa viene calcolata sottraendo al reddito complessivo annuo:
L’irpef è un’imposta che, in larga parte, riguarda i redditi prodotti dai cittadini residenti in Italia ma si applica anche a tutte le tipologie di reddito riguardanti cittadini italiani, anche se prodotte fuori dai confini nazionali. In pratica, i cittadini non residenti nel territorio nazionale pagano solo per i redditi prodotti in Italia, mentre per noi cittadini italiani l’Irpef si applica ai redditi sia prodotti qui che all’estero.
I redditi sui quali viene applicata l’imposta possono essere di 6 tipologie:
Fino ad ora abbiamo visto i soggetti che devono pagare l’Irpef ed abbiamo anche detto che si tratta di un’imposta progressiva, in cui il tributo è proporzionale al reddito percepito.
Vediamo ora in base a quali criteri è possibile calcolare il tributo, introducendo i concetti fondamentali di aliquote e scaglioni Irpef. Al fine di poter essere il più equo possibile, il calcolo dell’Irpef prevede 5 diverse categorie di appartenenza (o scaglioni), in base al reddito imponibile prodotto nell’anno solare. Ad ognuna di queste categorie verrà applicata una percentuale per il calcolo del tributo da versare, la quale prende il nome di aliquota. Trattandosi di un’imposta progressiva, ad un reddito imponibile più basso corrisponderà l’aliquota Irpef più bassa e, mano a mano che aumenterà il reddito salirà anche la relativa aliquota.
L’attuale sistema a scaglioni vigente prevede le seguenti aliquote:
[custom_table style=”1″]
| SCAGLIONE IRPEF | ALIQUOTA | IMPOSTA DOVUTA SUI REDDITI SCAGLIONE |
| Fino a 15000 € | 23% | 23% sul reddito imponibile |
| Da 15000 a 28000 € | 27% | 3450 + 27% sulla parte eccedente 15000€ |
| Da 28000 a 55000 € | 38% | 6960 + 38% sulla parte eccedente 28000€ |
| Da 55000 a 75000 € | 41% | 17220 + 41% sulla parte eccedente 55000€ |
| Oltre 75000 € | 43% | 25420 + 43% sulla parte eccedente 75000€ |
[/custom_table]
Se, ad esempio, un contribuente ha un reddito imponibile di 26000 € potrà calcolare l’Irpef dovuta come:
Il totale dell’imposta dovuta sarà così pari a 3450+2970 = 6420 euro.
Come dicevamo al’inizio, pur trattandosi della voce più importante di trattenuta sulla busta paga, la maggior parte dei lavoratori dipendenti non fa neanche più caso alla voce dell’Irpef, perché generalmente è l’azienda che procede al suo calcolo e alla trattenuta mese per mese.
Diverso è il discorso per i lavoratori autonomi perché, in questo caso, sono essi stessi a dover provvedere al pagamento diretto dell’Irpef. Tale pagamento avviene, in linea di massima, due volte l’anno, ovvero il 16 giugno (acconto Irpef) ed il 30 novembre (saldo Irpef).