Settimana Forex 10-14 ottobre 2016: partenza condizionata dall’employment report

L’apertura della settimana Forex del 10/14 ottobre 2016 è condizionata dal principale evento macro al quale abbiamo assistito venerdì: la pubblicazione dell’employment report statunitense. Ma come è andata? E cosa è lecito attendersi, ora, dai vari cambi valutari?

Dollaro

Cominciamo dal dollaro statunitense, protagonista delle notizie Forex grazie a un employment report di venerdì che è stato sostanzialmente positivo, confermando pertanto una continua e costante crescita degli occupati non agricoli. Tuttavia, nonostante la complessiva bontà dell’analisi sul mercato del lavoro a stelle e strisce, il dollaro USA ha corretto sui dati perché il tasso di disoccupazione è aumentato contro attese di stabilizzazione e i salari sono saliti un po’ meno del previsto. In realtà, è tuttavia bene esaminare con maggiore freddezza i dati pubblicati, ricordando ad esempio che il tasso di disoccupazione è sì cresciuto, ma lo ha fatto in maniera estremamente marginale (passando dal 4,9 per cento al 5 per cento, contro attese del 4,9 per cento) e che in realtà l’aumento del tasso di disoccupazione non fa altro che riflettere l’aumento del tasso di partecipazione attiva, un elemento che è sicuramente osservabile in maniera molto positiva. In aggiunta a ciò, si noti come la dinamica salariale sia rimasta impostata su un trend positivo. Insomma, la nostra valutazione è certamente quella di un employment report positivo e coerente con la prospettiva di un rialzo dei tassi Fed prima di fine anno.

In proposito al rialzo dei tassi della Federal Reserve entro il 31 dicembre, ricordiamo ancora una volta quale sia la nostra previsione, ulteriormente confermata dopo aver valutato i dati macro pubblicati negli ultimi giorni. Riteniamo in altri termini probabile che l’istituto federale statunitense possa optare per un rialzo dei tassi fed funds nell’ultima riunione disponibile, a dicembre, piuttosto che in quella precedente, a novembre. La scelta di un simile slittamento non sarebbe imputabile a una incertezza dei numeri e degli elementi a disposizione per il rialzo, quanto a un approccio “politico”: la riunione FOMC cade infatti pochi giorni prima dell’8 novembre, data di elezione presidenziale. Sovrapporre due elementi di grande rilievo come il rialzo dei tassi e le elezioni, potrebbe non esser ritenuto opportuno dalla Federal Reserve, con una scelta di sostanziale “rinvio” della formalizzazione della decisione del rialzo tassi che apparirebbe peraltro coerente con quanto avvenuto in occasione delle precedenti opportunità storiche.

Si dia altresì uno sguardo attento ai dati in uscita questa settimana. Il calendario non è ricchissimo nella prima parte della settimana, ma ha un ottimo impulso nella sua seconda parte. In particolar modo, tra giovedì e venerdì usciranno gli aggiornamenti sui prezzi all’import, sui prezzi alla produzione, sulle vendite al dettaglio e sull’indice di fiducia del Michigan. I dati sopra citati dovrebbero fornire indicazioni favorevoli a un rialzo dei tassi di interesse di riferimento in tempi brevi. Ancora prima, nella giornata di mercoledì, verranno invece pubblicati i verbali del FOMC di settembre, mentre da domani sono in programma vari discorsi Federal Reserve, tra cui quello più atteso, della numero 1 Yellen, per venerdì. Il dollaro quindi dovrebbe consolidare i guadagni della scorsa settimana, con possibilità di superare almeno temporaneamente i massimi di venerdì di fronte a eventuali sorprese positive nei dati macro in pubblicazione.

Euro

Dopo la pubblicazione dell’employment report, l’euro è risalito lievemente, riaffacciandosi per qualche tempo in area 1,12 EUR/USD. Tuttavia, già di prima mattina lunedì ha mostrato una certa fatica a tenere questi livelli, tanto da aver imbracciato una strada decrescente che l’ha condotto a toccare un minimo sotto quota 1,1170 EUR/USD. Nelle stesse ore, infatti, si registrano le dichiarazioni del numero 1 dell’Eurotower, Mario Draghi, che ha ribadito come la BCE sia pronta ad allentare ancora lo stimolo monetario, estendendo il quantitative easing oltre il termine originario, stabilito a marzo 2017. Non si tratta certamente di una decisione che avrebbe del clamoroso (e, anzi, è sostanzialmente attesa dalla maggioranza degli analisti), ed è subordinata alla verifica dei prossimi aggiornamenti macro: se i dati dell’area euro dovessero mostrare un deterioramento, Draghi metterà mano al QE. Per il momento, i dati sono tuttavia confortanti: ad inizio settimana si registra infatti la pubblicazione del dato sulla produzione industriale italiana, molto più forte del previsto, e per quanto attiene il futuro mercoledì si prevede un rimbalzo della produzione aggregata dell’area. Più sul breve termine, domani ci si attende una salita dello ZEW tedesco. Per un calo verso e sotto quota 1,1100 EUR/USD, bisognerebbe verificare la presenza di sorprese particolarmente positive dai dati USA o di delusioni pesanti dai dati dell’area euro.

Sterlina

Dopo l’incidente di venerdì notte, quando un robot (non pare esclusa anche l’ipotesi dell’errore manuale) ha diramato importanti ordini di vendita sui mercati asiatici, mandando in precipizio la valuta britannica, la sterlina è ora risalita chiudendo contro dollaro la scorsa settimana in area 1,24 GBP/USD e contro euro in area 0,90 EUR/GBP. I livelli sono dunque inferiori ai minimi di giovedì, segno che – al di là del flop registrato in seguito all’errore sui mercati asiatici – le ombre sulla sterlina sono numerose e difficilmente chiaribili sul brevissimo termine. Rimane dunque da comprendere che cosa avverrà in questi giorni, e se la debacle della sterlina lascerà segni più tangibili, tali da costringere a rivedere al ribasso i profili di rischio per la valuta britannica.

Yen

Concludiamo infine con un breve cenno sullo yen, che sulla scia della pubblicazione dell’employment report è risalito passando da quasi 104,00 a poco sotto 103,00 USD/JPY. La reazione conferma che gli sviluppi sul fronte USA sono cruciali per la valuta nipponica. Ne consegue che un ulteriore calo dello yen, ovvero, nel breve, il raggiungimento di quota 105 USD/JPY, dipenderà principalmente dal consolidarsi della prospettiva di un rialzo Fed prima di fine anno. Considerato che per il momento lo scenario centrale è proprio quello di un rialzo dei tassi fed a fine anno (probabilmente a dicembre, piuttosto che a novembre), diventa improbabile che il rischio di un apprezzamento sotto quota 100 USD/JPY possa verificarsi.

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