Sterlina in bilico, pesa l’effetto Brexit

Nei giorni successivi alla stretta dell’accordo tra Regno Unito e Unione Europea per riconoscere a Londra uno status “speciale” all’interno della comunità, la sterlina ha subito l’effetto dell’aleatorietà andando a deprezzarsi al di sotto della quota di 1,4000 GBP/USD per la prima volta dall’inizio del 2009, quando aveva rischiato di scendere al di sotto della soglia di 1,3503 GBP/USD. Un calo non certo casuale e, a nostro giudizio, imputabile quasi esclusivamente a quanto avvenuto negli ultimi giorni e, d’ora in poi, all’incertezza sull’esito del referendum UE.

Il numero 1 della BoE Carney, a conferma di quanto sopra, nella recente audizione tenuta dinanzi al Parlamento ha affermato come il proprio istituto monetario non possa fare delle previsioni sull’esito di un referendum che pare quanto mai incerto, ma che è praticamente costretto a tenere conto del fattore Brexit nella valutazione del proprio scenario evolutivo. Spingendosi ancora più in profondità, Carney ha poi aggiunto come il recente deprezzamento del cambio della sterlina nei confronti delle principali valute di riferimento, sia in parte dovuto proprio all’incertezza sul tema Brexit, e che dunque la sterlina sta incorporando, nelle proprie quotazioni, un premio per il rischio Brexit.

A ulteriore conferma di come, oltre Manica, il tema Brexit stia condizionando ben più di qualche previsione su quel che accadrà, si registra una presa di posizione in corso di emersione nelle imprese britanniche, che in misura crescente stanno facendo pubblicamente appello affinché il Regno Unito rimanga nell’Unione Europea, affermando che una eventuale uscita potrebbe apportare dei pregiudizi finanziari non irrilevanti (e c’è intanto chi sta correndo ai ripari ipotizzando una possibile fusione tra la Borsa di Londra e quella tedesca).

Se quanto sopra appartiene al passato – pur recente – non possiamo che porre ora l’obiettivo temporale nel prossimo futuro. A nostro giudizio, proprio in virtù della crescente incertezza su Brexit, la sterlina rimarrà ancora esposta a ulteriori cali, anche significativi, e non escludiamo che il downside possa addirittura estendersi fino a 1,35 GBP/USD, la “storica” soglia psicologica (e non solo) che fu sfiorata all’inizio del 2009 (questa volta potrebbe invece essere infranta al ribasso).

Ad ogni modo, un ruolo fondamentale per cercare di orientare quel che accadrà non potranno che fornirlo anche i dati sull’economia domestica, che se positivi potrebbero tuttavia contribuire a contenere la debolezza della valuta britannica. E non è certo una coincidenza se nell’audizione recente al Parlamento, Carney abbia impiegato diverso tempo a confermare che la domanda domestica è robusta e che la politica monetaria sta offrendo supporto in tal senso.

Carney ha altresì aggiunto che la Bank of England ha gli strumenti per allentare le condizioni monetarie se necessario, ripetendo poi che allo stato attuale delle cose lo scenario più probabile è che la prossima mossa sui tassi sia un rialzo dei tassi: indicazioni nella stessa direzione giungono da altri membri BoE, i quali si sono poi soffermati a rilevare come il deprezzamento della sterlina sia un fattore positivo (per certi versi, ed entro alcuni limiti) sia per la crescita sia per l’inflazione.

In sintesi, prevediamo un periodo di grande volatilità per la sterlina, e di evidenti pressioni al ribasso: per poter assistere a una correzione della sterlina sotto soglia 1,35 GBP/USD riteniamo tuttavia che siano necessari sondaggi decisamente in favore del Brexit. Contro euro la sterlina scende, ma il deprezzamento dovrebbe essere transitorio: in questo momento sulla valuta unica pesa l’avvicinarsi della riunione in cui la BCE amplierà lo stimolo monetario. Inoltre, un’eventuale effettiva uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non potrà che creare seri contraccolpi anche sull’euro.

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