Sterlina, la Brexit parte “male”: aspri negoziati in vista

Non sembra partire per il verso giusto la Brexit, con i negoziati che sono stati anticipati da un biglietto da visita che sembra promettere nuove asperità nelle relazioni da questa e dall’altra parte della Manica. E questo sia di giovamento nel riporre nelle giuste considerazioni i movimenti della sterlina, che pur negli scorsi giorni ha recupero qualche posizione traendo beneficio dal generalizzato arretramento del dollaro, e rafforzandosi anche contro euro.

I dati macro reggono ancora

A nostro giudizio, il ritorno di forza (temporaneo) della sterlina è derivante da movimenti di natura puramente tecnica, e corre il rischio di accentuare una correzione ancora più significativa in caso di delusioni dai dati in corso di pubblicazione in questi giorni. Due giorni fa l’inflazione non sembra avere riservato grandi sorprese agli osservatori macro, fermandosi in marzo al 2,3 per cento come nel mese precedente, e confermando la persistenza di rischi verso l’alto. Una stabilizzazione si è osservata anche sui dati sul mercato del lavoro usciti ieri, ma anche in questo caso segnali di debolezza dovrebbero iniziare a emergere più avanti.

I timori della Brexit

Quel che sembra invece preoccupare è l’evoluzione in corso sul fronte Brexit. Dal primo incontro dei rappresentanti dei governi UE riunitisi per discutere la bozza delle linee guida per i negoziati è infatti emersa una decisa coesione in favore della volontà di risolvere prima le questioni relative al “conto di uscita” che il Regno Unito dovrebbe pagare in relazione agli impegni assunti in sede di bilancio comunitario (cifra stimata attorno ai 60 miliardi di euro) e ai diritti dei cittadini UE residenti nel Regno e avviare solo successivamente le trattative sull’accordo commerciale post-Brexit.

Le posizioni di cui sopra non sono certamente nuove. Avevamo anticipato più volte, in occasione degli ultimi approfondimenti, come l’approccio comunitario sarebbe stato piuttosto deciso, e improntato a non cedere sull’esordio dei negoziati, e in particolar modo sull’aspetto della “penale” che Londra dovrebbe pagare per uscire dall’Unione Europea. Peraltro, il Regno Unito sembra aver “abbozzato” in maniera accondiscendente, con molti esponenti che hanno ricordato come non ci saranno cambiamenti nei diritti acquisiti dei residenti UE nell’area. Più prudenti sembrano invece essere le posizioni in relazione alla già ricordata penale, che Londra vorrebbe cercare di negoziare in contemporanea alle discussioni sulle relazioni commerciali, e che Bruxelles vorrebbe invece premettere a qualsiasi discorso.

La situazione di cui sopra, a nostra opinione, non fa altro che aggravare i rischi di ricadute negative sull’economia britannica e sulla sterlina: per il momento i rischi non sono stati ancora inglobati dal mercato, che ha preferito incorporare uno scenario più soft, ma le cose potrebbero cambiare nel corso delle prossime settimane che si dovesse realizzare un mix (tutt’altro che impensabile) tra dati macro deludenti e dichiarazioni di contrasto nell’esordio dei negoziati.

E l’euro e il dollaro?

In questo scenario, dollaro e euro non sono certamente defilate. Ad inizio settimana il dollaro statunitense ha corretto parzialmente le sue posizioni, premuto al ribasso da un ulteriore aumento della risk aversion che vede unirsi alle tensioni sui temi mediorientale e nordcoreano le incertezze sulle imminenti elezioni francesi: lo scenario che tutti (o quasi) vorrebbero evitare è la vittoria della Le Pen, che potrebbe portare le sue posizioni anti-europeiste su scala internazionale, andando a minare alle basi la tenuta dell’Unione Europea. Un rischio che non impaurisce solamente il vecchio Continente, quanto anche il resto del mondo, e non solo occidentale. A ciò si aggiunga che negli Stati Uniti in questi giorni sta per prendere il via la stagione delle trimestrali, che potrebbe riservare buone o cattive sorprese, a seconda degli sviluppi.

A questo punto, in giornate che si preannunciano comunque poveri di spunti macro e in un mercato abbastanza sottile sotto le festività pasquali, il dollaro dovrebbe tendenzialmente assestarsi sui nuovi livelli. Peraltro, sul generalizzato rientro del dollaro negli ultimi giorni, l’euro ha guadagnato qualche posizione in area 1,06 EUR/USD; il movimento è stato in parte favorito dalla sorpresa positiva dell’indice ZEW tedesco, che ha nettamente prevalso sulla delusione dei dati di produzione industriale aggregata dell’area. A questo punto, è lecito immaginare che difficilmente l’euro riuscirà a scendere al di sotto dell’area 1,05 EUR/USD nel breve termine e, probabilmente, difficilmente riuscirà a scendere anche sotto il medio termine, considerato che una volta superati gli scogli delle prossime settimane, si avvicinerà l’attesa chiusura del ciclo espansivo della BCE. Il tutto, naturalmente, fatti salvi shock sfavorevoli come quelli che potrebbero sorgere in seguito a un andamento fortemente sfavorevole delle elezioni europee

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