Tassi Fed, rialzo a marzo sempre più vicino

Negli ultimi giorni si è assistito a una vera e propria accelerata nei confronti delle nette prese di posizioni favorevoli a un rialzo dei tassi fed funds nella riunione di marzo: di fatti, gli ultimi discorsi dei membri Fed prima del consueto silenzio che precede il FOMC hanno definitivamente convinto gli analisti ad assumere come scenario centrale quello dell’aspettativa di un rialzo dei tassi a marzo. Scenario che, dopo l’intervento di Yellen – con il quale la timoniera della Fed ha fornito alcune linee guida per la riduzione dello stimolo monetario, assumiamo anche noi come preferito, ritenendo sempre più probabile l’incremento dei tassi fed funds di 25 punti base nel prossimo evento utile.

In maggior dettaglio, Yellen ha dichiarato alla stampa che

alla nostra riunione più avanti nel mese (…) il Comitato valuterà se l’occupazione e l’inflazione continuano ad evolversi in linea con le nostre aspettative, e in quel caso un ulteriore aggiustamento del tasso dei fed funds sarebbe probabilmente appropriato.

Oltre a Yellen, anche il vicepresidente Fischer ha assunto posizione omogenea, affermando che di essere favorevole a sostenere le aspettative di un rialzo dei tassi nell’ipotesi in cui lo scenario si manterrà favorevole. Non mancano comunque anche le posizioni più prudenti, con Bullard (della Fed di St Louis), che ha affermato che sarebbe più appropriato muovere i tassi nel corso della riunione del mese di maggio, senza l’urgenza apparente dal messaggio di voler accelerare i tempi con un rialzo a marzo.

Peraltro, in settimana verranno pubblicati nuovi dati relativi all’andamento dell’inflazione (CPI) e dell’occupazione a febbraio, che dovrebbero essere in linea con lo scenario positivo recente: dunque, gli osservatori attendono un dato CPI core in aumento di 0,2% mese su mese, in lieve rallentamento da +0,3% mese su mese a gennaio, e occupati in rialzo a un ritmo solido, sempre al di sopra di quello coerente con stabilità del tasso di disoccupazione.

Rialzo tassi Fed: quanto e quando

Assumendo come (quasi) certo il fatto che la Fed muoverà i tassi in rialzo già a marzo, rimane da comprendere quale sarà il sentiero degli stessi dal prossimo mese. Per poter effettuare stima, sarebbe opportuno partire dall’analisi delle proiezioni dei tassi (secondo cui dovrebbero esserci tre rialzi dei tassi per il 2017, e dunque altri due dopo quelli di marzo), ma la storia recente ha dimostrato che spesso e (mal) volentieri il sentiero atteso dal Comitato di politica monetaria è stato regolarmente disatteso nella realtà, ed è risultato molto più piatto di quello frequentemente previsto.

Anche di questo, si tenga conto, ha comunque parlato Yellen nei suoi recenti interventi. Yellen ha effettivamente ammesso che negli ultimi anni possano esservi stati degli errori di previsione, ma ha altresì precisato come, in assenza di shock avversi, con l’economia al pieno impiego e l’inflazione vicina al 2%, la rimozione dello stimolo non sarà lenta come avvenuto nel corso del 2015 e del 2016, ovvero con un solo rialzo all’anno.

Infine, si evidenzia ancora una volta come alla base della strategia di politica monetaria della Federal Reserve non possano che rimanere le stime del tasso di interesse neutrale, che sono ulteriormente vicine allo zero per il breve termine e intorno all’1% per il medio-lungo termine. Per Yellen, il Comitato di politica monetaria punta a condurre i tassi reali intorno alle stime attuale del livello neutrale già nel corso di quest’anno e ritiene che con un aumento cumulato di circa 75 pb il tasso reale dovrebbe essere allineato con l’equilibrio di breve termine. Pertanto, traducendo il tutto in termini più concreti, significa che ancora oggi la Fed stima tre rialzi dei tassi per il 2017 della misura di 25 punti base ciascuno.

Per quanto riguarda invece il 2018 e il 2019, ci si può limitare a rammentare come Yellen abbia sottolineato come il tasso reale neutrale possa salire ancora gradualmente, con altri graduali rialzi nel biennio ora oggetto di considerazione.

Vi invitiamo comunque ad assumere come punti di riferimento non precisi e predeterminati le guidelines di cui sopra. La rotta del rialzo dei tassi di interesse di riferimento non è d’altronde prestabilita, e come sempre non potrà che rispondere a eventuali sorprese e informazioni dai dati. Soprattutto, aggiungiamo, in questi due primi anni di amministrazione Trump, con gli annunci e gli effetti di politica fiscale che saranno tutti da scoprire. Ribadiamo pertanto la riflessione secondo cui l’incertezza riguardo alla politica fiscale rimarrà ancora a lungo al centro del quadro economico, in attesa che vengano svelati i piani del nuovo Presidente e, soprattutto, in attesa di comprendere quali saranno i primi impatti reali (per i quali bisognerà però pazientare all’ultima parte del 2017 o, ancora più probabilmente, ai primi due trimestri 2018).

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here