Trimestrali USA, stagione positiva conferma buoni fondamentali americani

La stagione delle trimestrali statunitensi è iniziata e, almeno per il momento, le indicazioni che stanno arrivando dal fronte dei dati contabili societari risultano essere particolarmente incoraggianti, e in grado di calmierare il brutto momento delle Borse internazionali, penalizzate da una eccessiva preoccupazione dinanzi a una volatilità che invece sembra essere giustificata dalla fase di transizione in atto (verso un contesto di tassi e inflazione in rialzo).

Utili in crescita del 16,8%

A conferma delle prospettive sopra brevemente riassunte, si tenga conto come attualmente delle quasi 260 società che hanno riportato le trimestrali dinanzi ai propri stakeholders, quasi 200 abbiano conseguito dati superiori alle attese.

Complessivamente, la crescita degli utili di periodo è del 16,8% rispetto a quanto non fosse stato rilevato nel corso del periodo analogo dell’anno prima, con picchi che salgono al 19,7% su base annua se si esclude il comparto finanziario, e con un minimo del 14,7% se invece si escludono i titoli che fanno capo al comparto energetico. La percentuale di sorprese positive si conferma piuttosto elevata, visto e considerato che nel 76,9% dei casi la pubblicazione dei dati trimestrali ha superato le stime di consenso.

Riforma Trump: un peso immediato per benefici futuri

Come è facilmente individuabile dall’analisi delle trimestrali finora pubblicate, l’impatto che deriva da oneri straordinari a loro volta legati alla Riforma Tributaria faticosamente approvata negli USA, e prodotto di punta dell’amministrazione Trump, nella maggior parte dei casi ha inciso negativamente nell’immediato e solo per alcuni è stato un elemento positivo già in questo trimestre.

Non si tratta comunque di un elemento nuovo e inatteso. Gli analisti sono ben consapevoli del fatto che i vantaggi della riforma Trump si vedranno solo nei prossimi trimestri, e che saranno importanti soprattutto per quei gruppi che generano business all’estero, e che troveranno maggiore convenienza contabile. A livello macroeconomico, la riforma amplia il deficit di circa 1 trilione di dollari, e dovrebbe contribuire ad espandere il prodotto interno lordo di una media dello 0,8% annuo nel periodo 2018-27.

Il miglior settore è l’Energia

Analizzando poi lo spaccato dei risultati per settori di riferimento da parte delle società che hanno già pubblicato la propria trimestrale, si può evidenziare come il contributo più rilevante sia stato fornito dal comparto dei titoli energetici, che hanno fatto registrare una crescita di poco superiore al 100% degli utili per azione, rispetto a quelli che erano maturati nello stesso periodo del precedente esercizio. Un risultato  eccellente, soprattutto se si tiene conto che i due principali gruppi appartenenti a questo comparto in realtà hanno disatteso il consenso degli analisti.

Altre significative variazioni positive sono inoltre state registrate dai titoli appartenenti al settore tecnologico (+19,7% di utili per azione su base annua), soprattutto per quanto riguarda il segmento dei semiconduttori (+49,6% a/a), e dal settore legato alle materie prime (+40,4% a/a). Sono state riscontrate crescite a doppia cifra anche per quanto concerne i titoli che arricchiscono il settore immobiliare (+14,1% a/a) e il farmaceutico (+12,2% a/a).

Più tenue è stato il trend assunto dai titoli del settore finanziario, che hanno presentano crescite, nel complesso, a singola cifra (+6% a/a), con una percentuale di sorprese positive però superiore al mercato (83%). Più nel dettaglio, le più importanti banche di affari e di investimento hanno registrato un miglioramento medio degli utili per azione a doppia cifra, e pari all’11,3% a/a, rispetto a quanto non abbiano invece fatto le banche commerciali, che hanno portato mediamente gli utili per azione in crescita, ma su ritmi ben più contenuti.

Per quanto invece riguarda i principali gruppi tecnologici, si noti come l’outlook sia particolarmente consistente, soprattutto perché gli analisti ritengono che siano proprio questi a beneficiare maggiormente della possibilità di rimpatriare un’eventuale liquidità detenuta all’estero. I nomi sono quelli ben noti: secondo quanto suggeriscono le ultime stime rilevate a metà dello scorso esercizio, i principali gruppi tecnologici (con l’eccezione di Amazon), detengono ben oltre 500 miliardi di dollari di liquidità all’estero, che potrebbero essere rimpatriati dopo la riforma fiscale. Di questi, è altresì noto che oltre la metà dovrebbe essere in capo alla sola Apple, mentre la rimanente parte vede protagoniste soprattutto Microsoft, Alphabet (la holding che fa capo a Google), Cisco e Oracle, che si posizionano quindi ai primi posti nella classifica delle società statunitensi con elevate disponibilità liquide secondo le ultime statistiche di Bank of America.

Analisti “sconfitti” nel 77% delle volte

Chiudiamo infine soffermandoci brevemente su un’evidenza già introdotta: la crescita media a doppia cifra degli utili per azione relativi al 4° trimestre 2017 si accompagna infatti a una percentuale di sorprese positive particolarmente elevata e attualmente pari al 76,9%.

Nella maggior parte dei casi gli utili per azione hanno superato il valore stimato dal consenso con una percentuale inferiori al 10%: un elemento che fa pensare al fatto che le attese di consenso fossero già state riviste al rialzo, avvicinandosi così al dato conseguito. Solamente una percentuale molto ridotta ha infatti registrato una “sorpresa” molto rilevante, con utile per azione superiore al 50% di quello atteso dal mercato.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here