Veneto Banca, a che punto eravamo?

Nel lungo inverno delle banche italiane (con la crisi di Banca Etruria a rappresentare solamente la punta di un iceberg ben più complesso), tra i protagonisti avevamo individuato anche Veneto Banca, all’annosa ricerca di una soluzione ai propri guai. Ebbene, riprendiamo a seguire le vicissitudini dell’istituto di credito veneto, cercando di comprendere quali sono le prossime tappe che interesseranno azionisti, investitori e stakeholders.

L’ad conferma gli step

La prima notizia di interesse – e, probabilmente, anche quella più importante – è relativa alla conferma degli step temporali che permetteranno all’istituto di credito di poter godere di un approccio guidato e sostenibile in Piazza Affari. Step che sono caratterizzati dall’appuntamento in assemblea per il prossimo 5 maggio (si approverà bilancio e nuovo consiglio di amministrazione), range del prezzo IPO entro il 25 maggio, aumento di capitale fino a 1 miliardo di euro e approdo a Piazza Affari entro metà giugno, ricerca di un partner da quel momento in poi.

A ribadire tali termini è stato l’amministratore delegato di Veneto Banca, Cristiano Carrus, che pochi giorni fa, a Mestre, in un incontro organizzato dalla Cgil, ha diffuso un mini piano per il futuro. “Nei giorni scorsi” – ha infatti spiegato Carrus – “siamo andati dal regolatore per fare il punto della tempistica dei prossimi passaggi. Al termine dell’assemblea del 5 maggio partirà subito la fase del pre-marketing che verrà ovviamente fatto dal consorzio di collocamento dell’aumento di capitale contestuale alla quotazione. Poi usciremo noi a parlare con gli investitori interessati”.

Dunque, filerà tutto liscio?

Le tappe sembrano essere ben fissate, anche se sono più allungate rispetto a quelli che erano i programmi iniziali. Merito (o colpa, a seconda delle visioni) dell’intervento di Borsa Italiana e Consob, che hanno domandato di posticipare lo sbarco all’approvazione del bialncio. Tuttavia, nonostante questo “intoppo”, pochi hanno dubbi sulla buona riuscita del collocamento, soprattutto dalle parti del top management.

“Di certo non è un bel mercato, ma si deve guardare a un trend e credo che oggi ci siano le condizioni per andare sul mercato. Sicuramente non stapperemo champagne, ma è un mercato che consentirà di fare l’operazione- ha spiegato l’ad, con un chiaro riferimento alla doppia evidenza di doversi quotare entro l’estate e, di contro, del doverlo fare in uno scenario dei mercati regolamentati non proprio favorevole (e, per giunta, in futura evoluzione aleatoria, visto che giugno è un mese di picco nel calendario degli eventi macro).

Riorganizzazione di sistema in atto

Tra le tante dichiarazioni dell’amministratore delegato, c’è stato anche spazio per fare un breve commento su quel che sta accadendo a Verona e a Milano. “È un’operazione che deve essere sostenuta da tutti, un’operazione coraggiosa che diventerà un modello per le prossime aggregazioni” – ha affermato il top manager di Veneto Banca, che ha poi precisato che dopo il debutto in Borsa (e, dunque, dopo giugno), l’istituto veneto sarà protagonista di un’operazione di aggregazione.

A proposito di tale operazione, Carrus l’ha “garantita al 100%”, precisando poi che Ubs, in qualità di advisor, è già al laovoro su questo fronte, mentre è Rothschild a concentrarsi su aumento di capitale e Ipo.

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