Ecco come gli Adblocker distruggono il business (e le azioni) di Google

Che a Google non possano piacere Adblocker come Adblock Plus, uBlock e altri programmi e/o add-on atti a bloccare qualsiasi tipo di pubblicità presente, è ormai cosa nota, però il motto di Google è sempre stato “Don’t Be Evil”, e quindi per adesso non ci sono state grandi rappresaglie, fino a ieri però…
A quanto pare infatti, adesso Google ci sta dando dentro per distruggere gran parte delle applicazioni che bloccano le apps nel Google Play, il famoso store online. Ecco quello che è successo nelle ultime ore.

Samsung ha da pochissimo rilasciato delle API “Content Blocker” ovvero atte a bloccare il contenuto e che permettere a sviluppatori di terze parti di fare applicazioni che bloccano la pubblicità nell’ultima versione dell’app browser di Samsung; una delle prime ad essere rilasciate, è stata Adblock Fast.

Ma dopo circa 50k download, Google ha rimosso l’applicazione dal Google Play, affermando (come da termini e condizioni) che l’applicazione interferiva con i servizi di altre applicazioni di terze parti, il browser per l’appunto.

Adblock Fast è stato quindi rimosso, ma tante apps che sfruttano le API di Samsung sono ancora vive e vegete, e ad esempio, i browser che bloccano le applicazioni nativamente, non sono stati bloccati. Google non ha nemmeno fatto niente per le estensioni che bloccano la pubblicità su browser come Firefox.

Quindi, Google vuole realmente “bloccare gli Adblocker”?

Secondo TechCrunch, sembra proprio di no:

“Dalla nostra comprensione della situazione, Google continuerà a sostenere i browser mobile in grado di bloccare gli annunci all’interno di essi, tramite la funzionalità built-in (come con il browser Adblock Plus), o tramite le estensioni (come con Firefox, Javelin, il browser Dolphin, ecc ,) ma solo quando tali estensioni non sono distribuite tramite APK (applicazioni scaricabili) sul Google Play.

O, per dirla più semplicemente: le applicazioni del browser che bloccano gli annunci sono a posto; ma le applicazioni di blocco non lo sono.”

Quanto Google fa con la pubblicità?

Il programma Adwords, è senza dubbio una delle maggiori fonti di entrata per Big G, che solo nel 2015 ha totalizzato ben 74.5 miliardi di entrate. Quindi, bene o male, Google deve in qualche modo muoversi “contro” questi strumenti.

Molti non vogliono più vedere le pubblicità, in quanto negli ultimi mesi il mercato è veramente andato oltre, con splashscreen che invadono tutta la schermata, finestre che non si riescono a chiudere, ed altre diavolerie.

Tuttavia il programma per i publisher di Google, propone pubblicità non invasive e contestuali, che in realtà molte delle volte sono utili per l’utente, in quanto propongono pubblicità che si contestualizzano con il testo, in maniera molto simile al Native Advertising (ad esempio i promoted posts di Facebook, oppure i promoted tweets di Twitter).

Il business di Google, un business in pericolo?

Visto così, il business di Google è essenzialmente un castello di carte. Forse è difficile dirlo, ma se ci pensate un attimo, Google basa il 90% delle sue entrate dalla pubblicità, ed il costo per click è in fase di crollo costante ormai. Ma le azioni non ne hanno tuttavia risentito, continuando a salire a livelli record negli ultimi anni:

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Google deve quindi prima di tutto prendere decisioni ferree sugli Adblocker: o dentro o fuori, tutti. Ed inoltre, agli investitori farebbe piacere se Google iniziasse a monetizzare in maniera più massiccia servizi come Maps, Google, Gmail ed altri ancora, proponendo versioni premium, anziché inserire sempre la solita pubblicità contestuale all’interno delle apps. I servizi quindi, devono diventare non più dei servizi che si sostengono solo con le pubblicità (anzi, moltissimi non si sostengono in quanto sono in profondo rosso), ma con il pagamento tramite abbonamento.

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