Brexit, ecco le mosse delle banche centrali

Alla fine, la sorpresa (ma nemmeno tanta) è tratta: la Gran Bretagna ha votato al 51,9% per lasciare l’Unione Europea, fornendo un colpo – ma non mortale – all’area Ue. Immediato è stato il riscontro delle banche centrali, che già da tempo avevano predisposto appositi piani di comunicazione per cercare di rassicurare i mercati.

Cosa farà la Fed?

Cominciamo con il prevedere che cosa potrà fare la Fed, che – unitamente al Fondo monetario internazionale – si è già detta pronta a immettere liquidità nel sistema bancario per contenere gli eccessi di volatilità finanziaria e garantirne la stabilità che è il nodo cruciale. In particolare, il direttore generale Fmi, Christine Lagarde, ha affermato che sosterrà attivamente gli sforzi di Bank of England e Banca centrale europea a fornire la giusta liquidità al sistema bancario, e ridurre – per quanto possibile – la volatilità finanziaria.

Nella sua dichiarazione pubblica, Lagarde ha dichiarato che continuerà “a monitorare da

vicino gli sviluppi e siamo pronti a sostenere i nostri membri, se necessario”. Il direttore generale ha poi invitato Unione Europea e Gran Bretagna ha lavorare insieme, nel bene dei negoziati che prepareranno le nuove regole di convivenza fra il Regno Unito e la Ue. “Prendiamo atto della decisione da parte del popolo del Regno Unito della volontà di uscire dalla Ue” – ha specificato Lagarde – “e chiediamo con urgenza alle autorità britanniche ed europee di lavorare insieme per assicurare una transizione tranquilla verso

un nuovo rapporto economico tra Gb e Ue, chiarendo procedure e obiettivi generali che guideranno il processo”.

Simili le speranze della Fed, il cui governatore Janet Yellen ha reso noto di essere pronta a fornire liquidità alle istituzioni finanziarie estere attraverso linee di swap con altre banche centrali, nel tentativo di placare la volatilità di mercato (uno strumento peraltro non certo nuovo e inutilizzato, anche dalle parti europee). La Fed ha poi specificato come sta “monitorando attentamente gli sviluppi nei mercati finanziari globali”, sulla scia della Brexit. Per quanto concerne le linee swap, Yellen specifica che rimarranno aperte, “se necessario, per far fronte alle pressioni nei mercati globali dei fondi, che potrebbero avere implicazioni avverse per l’economia statunitense”.

Cosa faranno Bce e Boe?

Ampie e tempestive sono altresì state le dichiarazioni di Bce e di Boe, che oltre ad essere gli istituti più direttamente coinvolti dalle conseguenze del voto, hanno anche affermato di essere pronte a tutto per poter mantenere la stabilità del sistema finanziario. In particolar modo, l’Eurotower ha fatto sapere che “sta monitorando attentamente i mercati

finanziari ed è in stretto contatto con le altre banche centrali, pronta a fornire liquidità aggiuntiva, se necessario, in euro e in valute estere”.

Dal canto suo, Mark Carney, governatore della Bank of England, ha dichiarato che il proprio istituto può fornire liquidità per 250 miliardi di sterline al sistema finanziario, e che contemporanemente può considerare altre opzioni per poter calmare le prevedibili tensioni sul mercato finanziario. “La popolazione del Regno Unito ha votato per lasciare

l’Unione europea. Inevitabilmente ci sarà un periodo di incertezza e aggiustamenti in seguito al voto”.

Come hanno reagito le agenzie di rating?

Eterogenea è stata infine l’immediata reazione delle agenzie di rating. In particolare, gli analisti di Fitch hanno affermato che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione è un evento negativo, che potrebbe impattare anche sul rating della maggior parte dei settori inglesi, vista la debolezza della crescita di medio termine e degli investimenti attesi nel paese e data l’incertezza circa le future relazioni commerciali tra l’Ue e Londra. Se poi Gran Bretagna e Unione Europea dovessero avere grandi difficoltà nel trovare accordi per le relazioni commerciali, il declassamento potrebbe essere ancora più grave.

Moody’s è un pò più cauta. L’agenzia di rating non si aspetta un impatto significativo sulle principali emittenti con sede in Europa, in termini di credito. Tuttavia, sottolinea come sia molto probabile che l’esito del voto Brexit sia in grado di aumentare il rischio di una frammentazione politica all’interno del blocco dei paesi membri dell’Ue.

Infine, Standard & Poor’s ha reso noto che presto potrebbe rivedere al ribasso il rating sul Regno Unito. Nel far ciò, l’agenzia ha previsto la possibilità che possa esservi un “deterioramento degli investimenti, un calo della domanda di sterlina da parte delle banche centrali e uno svantaggio competitivo per il settore dei servizi fi nanziari britannici” rispetto ad altri hub finanziari, e che potrebbero essere colpiti anche “i finanziamenti esterni, il bilancio pubblico e la performance della crescita, che subirebbe materialmente l’incertezza e i costi di transizione”.

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