Crescita economica italiana: esiste o è un miraggio?

Per fare un pò di chiarezza sul fatto che la ripresa economica italiana sia vera o un miraggio, e rispondere in tal modo alla domanda oggetto del nostro approfondimento, non possiamo che riferirci agli ultimi dati statistici, relativi ai mese di settembre e ottobre, e cercare di fare un sunto complessivo del quadro macroeconomico attuale e previsionale.

Produzione industriale

Cominciamo con i dati di produzione industriale, che con l’aggiornamento del mese di settembre hanno mostrato un rallentamento dell’indice sintetico a +1,8 per cento da +4,4 per cento su base tendenziale corretta per gli effetti di calendario, evidenziando inoltre che è ulteriormente diminuito il numero dei settori in calo su base annua (a 4 da 7 il mese precedente, su un totale di 15 settori). Non sono più solo mezzi di trasporto o farmaceutico a trainare l’attività produttiva (i primi hanno visto la produzione rallentare a +2 per cento su base annua a settembre anche se la crescita di ordini e fatturato ad agosto restava a due cifre, il secondo è rimasto tra i migliori comparti con una crescita dell’output di +5,6 per cento su base annua a settembre, con cui peraltro fa il paio il +1,7 per cento della chimica), ma ad essi si sono affiancati di recente, tra gli altri.

In particolar modo, il tessile è diventato a sorpresa il miglior comparto in base alla crescita tendenziale della produzione (+10,2 per cento su base annua), avendo registrato già ad agosto incrementi tendenziali a due cifre sia del fatturato che degli ordini (+11,9 per cento e +21 per cento). Discreto anche l’andamento della meccanica, che pur mostrando una flessione congiunturale della produzione a settembre (-4,9 per cento su base mensile), mantiene un buon progresso su base tendenziale (+3,5 per cento su base annua); un ruolo potrebbe essere stato giocato dal maxi-ammortamento al 140 per cento sui nuovi beni strumentali in vigore da inizio 2016; in tal senso, appare positivo che tale incentivo sia stato confermato dalla Legge di Bilancio anche per il 2017 (e potenziato dal nuovo ammortamento al 250 per cento sui nuovi beni digitali; di ciò potrebbe beneficiare in particolare il settore dell’elettronica, peraltro anch’esso con una produzione in ripresa a settembre: +2,7 per cento su base annua);

Tra gli altri settori che stanno offrendo un contributo discretamente positivo, non possiamo non tralasciare la metallurgia e le attività estrattive, che dopo una recessione più profonda e più prolungata che negli altri comparti, hanno evidenziato un inatteso recupero negli ultimi mesi (con un output in aumento rispettivamente di +1,8 per cento e di +6,8 per cento anno su anno); su questo recupero hanno inciso anche storie particolari, come la ripresa produttiva dell’Ilva di Taranto nel primo caso e lo sblocco degli impianti Eni di Viaggiano. Nei servizi, decisivo (almeno per il trimestre estivo) sembra essere stato il contributo del settore turistico. Viceversa, altri comparti restano in difficoltà, tra questi in particolare le apparecchiature elettriche; legno, carta e stampa; gomma e materie plastiche (rispettivamente -6,2 per cento, -2,8 per cento e -1,9 per cento su base annua la produzione in questi comparti a settembre).

Commercio estero

Assodato che il contributo della produzione industriale alla crescita economica italiana è un pò più ampio e diversificato di quanto ci eravamo purtroppo abituati, è bene rammentare che ad aiutare l’attività economica nel 2017 potrà essere anche l’inversione del contributo dal commercio con l’estero. Gli scambi commerciali hanno dato un contributo negativo al PIL per tutto il triennio 2014-16 (in media -0,2 per cento all’anno), per via di una crescita dell’import più marcata di quella dell’export (in media +3,9 per cento contro +2,8 per cento).

Per il 2017 le attese sono per un verso contrario, in quanto la crescita dell’import dovrebbe essere frenata dal rallentamento della domanda per consumi, mentre l’export è atteso accelerare nelle nostre stime a +3,3 per cento da +1,9 per cento nel 2016. Il recupero verrà da una diversificazione delle varie aree, con un contributo meno negativo da alcuni Paesi emergenti, in particolare Russia, OPEC e Mercosur e da una accelerazione delle vendite verso gli Stati Uniti, sulla base che dell’accelerazione dell’economia americana (eventualmente supportata dalle politiche fiscali espansive che potrebbero caratterizzare la nuova amministrazione, al netto di misure protezionistiche non
certo auspicabili), sia del recente indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro).

Di contro, è pur vero che alcuni altri mercati potrebbero peggiorare il proprio contributo. Per esempio, potrebbe frenare l’export verso il Regno Unito, per via non tanto di un paventato e mai avvenuto (almeno per ora) rallentamento del ciclo oltremanica in conseguenza della Brexit, ma soprattutto a causa del deprezzamento della sterlina.

Ad ogni modo, cercando di rispondere alla domanda oggetto del nostro approfondimento, è ben possibile che la crescita economica italiana, per quanto lieve, possa consolidarsi nei prossimi mesi, e possa essere sostenuta non solamente da una produzione industriale più vivace ed eterogenea, quanto anche dall’inversione del contributo negativo dal commercio con l’estero. Rimane da valutare il contributo della domanda interna, che potrebbe perdere vigore rispetto all’anno in conclusione, e l’effetto che potrebbero avere alcune turbolenze socio-economico-politiche, come quelle che potrebbero intervenire in seguito all’imminente referendum del prossimo 4 dicembre…

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