Che fine ha fatto Monte dei Paschi di Siena (MPS) ?

Non troppo tempo fa il nome del Monte dei Paschi di Siena evocava simboli di crisi bancarie e di mala gestione. Una relazione che sembra ora superata almeno parzialmente, visto e considerato che da grande malato, il Mps sembra essere divenuto un esempio di ricerca di efficienza per tutti gli istituti di credito.

A illustrare in grandi linee cosa sta accadendo alla banca di Rocca Salimbeni è lo stesso amministratore delegato, Fabrizio Viola, che qualche giorno fa, parlando a margine delle considerazioni finali del governatore di Bankitalia Vincenzo Visco, ha ricordato che l’istituto senese ha tagliato 800 milioni di euro di costi in quattro anni su un battente iniziale di 3,5 miliardi di euro, e di ritenere dunque che “si possano e si debbano fare efficienze”. Una dichiarazione che sembra essere una indiretta risposta a quanto sottolineato Visco nella sua considerazione, in riferimento alla necessità di una riduzione dei costi per le banche italiane.

In aggiunta a ciò, Viola ha poi colto l’occasione per fornire un aggiornamento sulla vendita del pacchetto di crediti deteriorati (i non perfoming loans, npl) da 200 milioni di euro con garanzie nel settore immobiliare, per una cessione che fa parte di quei 3,5 miliardi di sofferenze che la banca senese ha stimato di vendere nel corso del triennio 2016-2018 (nell’ordine, 1 miliardo di euro nel 2016, 1 miliardo di euro nel 2017, 1,5 miliardi di euro nel 2018). Su tale fronte, l’amministratore delegato della banca ha affermato di stare “esaminando offerte vincolanti”, e che “entro fine giugno sicuramente chiuderemo la questione”.

Intanto, al termine dei primi tre mesi del 2016 la banca deteneva npl per un totale di 47 miliardi di euro, in linea con i 46,9 miliardi di euro di npl che erano presenti nel bilancio dell’istituto di credito toscano alla fine del 2015, e con rettifiche su crediti che al fine del primo trimestre erano state pari a 346 milioni di euro, per il valore più basso degli ultimi quattro anni e, soprattutto, in calo di addirittura il 40% rispetto al quarto trimestre del 2015.

Affrontato infine anche il tema delle prossime cessioni, sulle quali bisognerà valutare come Mps possa usufruire attivamente della garanzia pubblica Gacs e se verranno effettuate vendite di sofferenze con l’intervento del fondo Atlante. Nell’attesa, Mps sta altresì cercando un partner per poter gestire le posizioni npl, che dovrebbero essere presto scorporate su una piattaforma.

Sempre in proposito alla necessità di trovare una migliore efficienza, è intervenuto per conto del proprio istituto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che in un’intervista rilasciata a Class Cnbc ha dichiarato che “la capacità di migliorare i risultati delle banche passerà attraverso la riduzione dei costi, il pil che sta recuperando e dai non performing loan che diminuiranno”. Per il resto, il top manager ha prontamente riscontrato le linee guida illustrate da Visco nelle sue considerazioni finali, ricordando come Intesa Sanpaolo abbia ridotto la dimensione delle filiali del 50% dopo la fusione e aumentato l’online banking, pur senza dimenticare che “nel mondo bancario la filiale è il centro per le relazioni con i clienti e non vogliamo tagliare la presenza sul territorio”.

Tornando poi alla questione npl, il banchiere di Intesa Sanpaolo ha precisato che “bisogna rafforzare la capacità di recupero del credito attraverso strutture dedicate: sarà necessario attrarre investitori per i veicoli che poi acquisteranno le sofferenze”.

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