Forex Sterlina: spunti e indicazioni operative dalla riunione BoE di ieri

La riunione della Bank of England dello scorso 15 settembre ha fornito alcune indicazioni operative molto interessanti, che sicuramente non saranno sfuggite ai Forex trader più attenti. Di fatti, come ampiamente atteso dagli analisti, sebbene i parametri della politica monetaria siano rimasti invariati dopo l’ampio pacchetto di stimolo introdotto il mese scorso e dopo il taglio dei tassi da 0,50% a 0,25% (la decisione è stata presa all’unanimità), Carney ha fornito diverse valutazioni che permettono di tracciare, con la dovuta ragionevolezza, la strada che seguirà nei prossimi mesi. Ma andiamo con ordine.

Scenario migliore del previsto

In primo luogo, come peraltro ben anticipato dal governatore Carney nel corso della propria audizione della settimana scorsa, la Bank of England ha rilevato che le informazioni giunte finora dai dati hanno fornito indicazioni sullo scenario di breve leggermente migliori di quanto delineato nell’Inflation Report di agosto. Dunque, l’impatto immediato delle misure di stimolo adottate il mese scorso è stato sicuramente positivo, andando a rafforzare l’impressione – concreta – che le mosse della BoE abbiano fornito una pronta conseguenza ottimale sul fronte delle statistiche macro, e non solo.

Conservare l’attenzione

Ad ogni modo, anche al fine di spegnere facili entusiasmi e rassicurazioni, la banca centrale ha sottolineato che questi segnali positivi non permettono di fare alcuna inferenza sulle prospettive dell’economia domestica nel 2017 e successivamente, e per quanto riguarda l’anno in corso si aspetta ancora un pronunciato rallentamento nel secondo semestre, anche se leggermente inferiore a quanto anticipato il mese scorso. Insomma, la cautela nei confronti del prossimo futuro è tanta, ma in fin dei conti lo scenario si sta schiarendo, soprattutto tenendo conto di quelle che erano le gravi incertezze prodotte a margine della Brexit.

E gli effetti Brexit?

A proposito di Brexit, la BoE ha dedicato ampio spazio alla trattazione delle sue conseguenze, ribadendo, nello specifico, che l’incertezza prodotta dall’esito del referendum dovrebbe avere effetti più negativi sugli investimenti che sui consumi. Sul mercato del lavoro non c’è per il momento stato alcun peggioramento, ma è ancora presto per capire come le imprese aggiusteranno i propri piani di assunzione alla luce del nuovo contesto operativo che si affermerà sotto l’uscita dell’area dall’Unone Europea. Per quanto riguarda invece la crescita dei principali partner commerciali, finora le indicazioni sono state in linea con le ipotesi di agosto: si prevede pertanto una crescita moderata nel prossimo triennio. Per quanto infine concerne l’inflazione domestica, la BoE si aspetta ancora che si riporti intorno al target del 2% nella prima metà del 2017, ma ritiene che possa rivelarsi leggermente più bassa nella restante parte del 2016. Dunque, massima fiducia circa il conseguimento dell’obiettivo in tempi relativamente brevi, ma nessuna preoccupazione nel caso in cui l’inflazione dovesse rimanere più bassa degli auspici nei prossimi mesi.

L’attesa per la prossima riunione

A questo punto, è lecito dare uno sguardo a quel che accadrà in vista della prossima riunione. Da qui a fine ottobre verranno pubblicati numerosi dati che potrebbero orientare la politica monetaria della BoE e, in particolar modo, la stesura del nuovo Inflation Report che verrà pubblicato in occasione della prossima riunione del 3 novembre.

Con una chiarezza invidiabile, la banca centrale inglese ha in proposito indicato che se tali dati convalideranno approssimativamente lo scenario tracciato nell’IR di agosto, una maggioranza dei componenti del board ha già apprezzato la possibilità di votare per un ultimo taglio dei tassi entro la fine dell’anno (o nella riunione del 3 novembre o in quella del 15 dicembre, con la prima delle due che sembra, almeno per il momento, essere favorita). Il taglio, a sua volta, porterebbe direttamente il bank rate al limite inferiore “consentito”, che per la BoE si trova vicino allo zero ma leggermente al di sopra di esso. Di qui, la conclusione valutativa: per procedere a un taglio dei tassi non sarà necessario un peggioramento del quadro rispetto a quanto era stato prospettato nell’IR di agosto, bensì il verificare che il quadro che si andrà delineando sia approssimativamente in linea quello ipotizzato ad agosto. Una simile valutazione contribuisce a rendere il prossimo taglio dei tassi (prima di fine anno) molto probabile, considerato che difficilmente i dati in uscita nei prossimi 45 giorni saranno sorprendenti (verso l’alto) come hanno fatto quelli usciti fino ad ora. Se un simile scenario dovesse verificarsi, la data più probabile per un taglio dei tassi sarà quella del 3 novembre, con un bank rate che, in un’unica mossa, dovrebbe arrivare in livello compreso tra 0,15 per cento e 0,05 per cento.

Che fine farà la sterlina?

Ricordato quanto precede, in prospettiva di un altro taglio dei tassi di riferimento entro la fine dell’anno (scenario che, come scritto, è di gran lunga quello più probabile dopo le considerazioni di Carney), è possibile presuppore che la sterlina andrà a posizionarsi nel breve termine su livelli più bassi contro dollaro e contro euro. Specialmente nei confronti del dollaro, riteniamo che il mix tra la prossima riunione BoE, e la riunione Fed con ripresa dei tassi, possa costituire l’effetto scatenante di un trend ribassista, con la sterlina che nel prossimo anno dovrebbe comunque lentamente riprendersi. Nei confronti dell’euro, invece, la sterlina potrebbe stabilizzarsi in un intorno di quota 0,85 EUR/GBP, vicino ai livelli correnti, perché nel breve termine anche l’euro dovrebbe scendere contro dollaro di fronte a un rialzo dei tassi Fed.

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