Petrolio. Ma cosa stanno facendo gli Usa?

Grande attesa per le quotazioni del petrolio che stanno avendo un andamento molto “lunatico”, facendo seguire a performance più deboli, improvvisi miglioramenti.

Gli investitori non hanno mai assistito a tanta volatilità nel mercato dell’oro nero che, di solito, ha rappresentato sempre un rifugio “stagionale” sicuro anche per chi utilizza fare trading e cerca di arbitrare proprio sulle differenze di quotazione (trading sulle commodities). Eppure non si riesce a dare ampio spazio alle previsioni, conto tenuto che il petrolio continua a stupire gli investitori con i suoi saliscendi, come se si trattasse di una normale azione.

Ecco un esempio.

petrolio

Gli orari non sono quelli più favorevoli per una volatilità di spicco.

Ci chiediamo, allora, il perché di tali swing e la storia non sembra andare molto per le lunghe.

Tutto parte da una certa trivialità tra gli Stati interessati nella produzione del petrolio che presumibilmente vorrebbero il “malloppo” ognuno per sé. E così, visto che gli Usa si trovano alle strette con alcuni paesi che stanno cercando di rendersi indipendenti dal dollaro, così come affermano, stanno ricorrendo ad un nuovo metodo di estrazione petrolifera (lo shale gas. Il petrolio viene estratto dalle rocce) per il quale poco o per nulla conta la quantità di petrolio in scorta. Il petrolio lo si produce perché gli alti prezzi iniziali lo consentono di fare. La soglia di sbarramento al di sotto della quale non è più conveniente estrarre petrolio è rappresentata da quota 50 dollari.

Nel frattempo, gli Usa non arrestano la produzione, i prezzi scendono, il rimpallo passa ai paesi dell’Opec ed all’Arabia Saudita che altrettanto risponde di lasciare i rubinetti aperti…I prezzi attraversano delle picchiate improvvise che fanno trovare in difficoltà molti esportatori che non trovano più conveniente, agli attuali prezzi, continuare a produrre. Molto probabilmente si tratta anche di una strategia politica, dato che una delle principali fonti di sostentamento del “califfato” è rappresentato dal mercato nero del petrolio, attraverso il quale si riciclano i soldi ideando nuovi “complotti” internazionali. Nessuno l’ha messo nei conti ma è probabile che quella degli Usa sia una strategia, anche se anti-economica.

Ci si chiede: Allora, se il greggio sta scendendo a livelli mai visti prima dobbiamo aspettarci il calo dei prezzi sul carburante?

Non è del tutto esatto, dato che proprio per la penuria che abbonda nelle Finanze dell’economia domestica, le accise faranno il loro gioco e ri-allineando i prezzi della benzina e del carburante in genere a quello che ci siamo abituati a pagare. La tentazione è troppo forte per non essere ascoltata e praticamente assisteremo ad una re-distribuzione del carburante tra Stato e produttori-esportatori.

Il dollaro diventa sempre più caro, creando non poche grane a tutti quei paesi che devono importare in dollari. In più è stato dato lo stop al Quantitative Easing. Quindi, niente monetizzazione dei disavanzi pubblici.

Il gioco è duro ma ne vale la candela?

Intanto, nella morsa del caro dollaro, stanno finendo anche le altre materie prime, tra cui il Rame, sebbene i prezzi siano ancora sostenuti dalla forte domanda dei Cinesi e ci si attende la domanda di altri produttori importanti come il Perù. A quanto sembra, per alcune materie prime non c’è la brusca frenata che gli investitori si attendono per una sostanziale ragione: i paesi continuano a contendersi il mercato, o almeno chi riesce a permetterselo. La Cina è un caso peculiare perché, mentre la Russia elimina il rublo dalle riserve valutarie internazionali, la Cina è in tandem con la Russia per attivare un nuovo circuito monetario a base di remnimbi (lo yuan cinese). Non sarà anche strategia quella della Cina di importare grossi quantitativi di materie prime, durante questi ultimi anni, dall’oro, al rame sino ad altre commodities strategiche? C’è da dubitare, sul fatto che servano all’industria domestica, anche perché l’indice manifatturiero del Dragone è in consistente declino e le attuali mire sono rivolte ai servizi ed al comparto tecnologico avanzato, per quell’aspra concorrenza nipponica che sembra non morire mai.

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