Previdenza complementare: come funziona e chi può aderirvi. Guida ai fondi pensione

Quanto comunemente chiamato “previdenza complementare” è un complesso sistema di forme di previdenza che può integrarsi a quella obbligatoria, pur senza sostituirla. Si tratta, più concretamente, di un sistema che ogni iscritto può alimentare con dei versamenti periodici, i quali verranno investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati in strumenti finanziari, al fine di produrre rendimenti (variabili) che genereranno vantaggio nel momento futuro. Di fatti, al momento del pensionamento, all’iscritto verrà liquidata una rendita aggiuntiva alla sua pensione obbligatoria, oppure verrà restituito il capitale versato, maggiorato (si spera!) dei risultati della gestione.

Come funziona la previdenza complementare

Introdotta nei termini di cui sopra, la previdenza complementare è dunque un sistema flessibile e personalizzabile, che permette all’interessato di “costruirsi” un pacchetto integrativo di rendita o di capitale, che andrà a integrarsi con quella obbligatoria (sebbene sia possibile percepire la rendita anche in assenza di pensione derivante dalla previdenza pubblica).

La caratteristica di flessibilità e di personalizzazione si esplicherà in tutti i principali termini di versatilità. Sarà dunque possibile non solamente stabilire le durate e le entità dei piani (scegliendo l’importo da versare, la periodicità dei versamenti, ecc.), bensì anche in cosa il gestore del fondo di previdenza complementare andrà a investire: azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, fondi comuni di investimento e altri asset (e mix di questi) sono le principali opzioni che l’iscritto avrà a disposizione per poter costruire le proprie risorse future.

Differenze tra previdenza complementare e previdenza obbligatoria

A questo punto, si possono intuire quelle che sono le principali differenze tra la previdenza complementare e quella obbligatoria. Si può di fatti rammentare come la prima sia del tutto volontaria, poichè la scelta di aderire o meno a una forma di previdenza complementare è legata esclusivamente all’arbitrio del lavoratore.

Si tratta inoltre di una forma di previdenza a capitalizzazione individuale, considerato che i versamenti confluiscono in conti individuali che sono intestati ai singoli iscritti e che vengono investiti sulla base di quanto prevede il profilo di gestione: al momento del pensionamento, i versamenti saranno restituiti con i rendimenti maturati con gli investimenti, sotto forma di prestazione pensionistica aggiuntiva.

Ancora, ricordiamo come i fondi di previdenza complementare siano strumenti a contribuzione definita, ed è gestita da soggetti e enti di diritto privato.

Chi può aderire alla previdenza complementare

Possono aderire volontariamente alle forme di previdenza complementare e, di conseguenza, costruirsi una rendita pensionistica tutti i dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, i lavoratori con contratti atipici, i soggetti fiscalmente a carico e tutti coloro che non svolgono attività lavorativa.

Aspetti fiscali della previdenza complementare

Giuntiamo infine a dare un rapido sguardo alla previdenza complementare, ricordando come il regime fiscale dei fondi sia particolarmente avvantaggiato, con esclusivi benefici che sono di fatto assenti nelle altre tipologie di risparmio, e che sono estesi non solamente nel momento della contribuzione, quanto anche nella fase dell’acquisizione dei rendimenti e delle prestazioni.

In particolare, nella fase di contribuzione, i contributi che sono ordinariamente versati alle forme pensionistiche complementari vengono resi deducibili dal reddito complessivo (fermi rimasti i limiti stabiliti dalla legge). La deduzione non rappresenterà un’esenzione dall’imposizione fiscale, ma un rinvio della stessa nel momento in cui verranno richieste le prestazioni.

Come anticipato, i benefici sono inoltre estesi anche nella fase dei rendimenti: i rendimenti che vengono maturati anno per anno sono infatti soggetti a un’imposta sostitutiva con aliquota più bassa rispetto a quella media delle altre fasi di risparmio. Infine, i vantaggi sono estesi anche nelle fasi delle prestazioni: per la parte che non è già stata tassata durante la fase di accumulo, infatti, le prestazioni sono soggette a un’imposizione fiscale con aliquota che viene ridotta al crescere degli anni di partecipazione al fondo pensione per quelle erogate ai lavoratori del settore privato. Per i dipendenti pubblici, opera invece la tassazione ordinaria sulle rendite, e quella separata sulla prestazione in capitale.

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