Banche italiane: quali impatti dalla crisi di governo?

Come anticipato largamente dagli analisti nel lungo pre-referendum, è il settore bancario quello che potrebbe soffrire maggiormente degli impatti legati alla vittoria dei NO alla recente consultazione popolare sulla proposta di modifica della legge costituzionale. Ma quali saranno gli influssi generati dalla successiva crisi di governo sugli istituti di credito tricolori?

Cresce la preoccupazione

Per il momento, l’unica reazione registrata è un concreto incremento della preoccupazione da parte di analisti, macroeconomisti, agenzie di rating, investitori. Le banche italiane generavano qualche timore già prima dell’esito referendario, e ora lo stanno facendo in misura ancora più incisiva, tornando a occupare un ruolo di primo piano (purtroppo) nell’ampio panorama dei patemi internazionali.

A questa reazione si sta inoltre sommando un ulteriore riscontro, anche questo – peraltro – particolarmente atteso: le agenzie di rating, mantenendo fede a quanto più volte paventato, stanno rivedendo in misura negativa le proprie stime sull’Italia. Pur senza modificare ancora i voti sul nostro Paese e sulle sue capacità di onorare gli impegni finanziari, gli outlook si stanno deteriorando.

Cosa ha fatto Moody’s

La prima delle principali agenzie di rating internazionali a muoversi nel senso di cui sopra è stata Moody’s, che ha immediatamente tagliato l’outlook dell’Italia da “stabile” a “negativo”. Come sopra anticipato, al peggioramento delle prospettive non si è per il momento accompagnato un calo del rating (che rimane a Baa2), ma il timore che nei prossimi mesi, se l’evoluzione tricolore sarà sconfortante, il rating possa anch’esso scendere, apre diversi margini di valutazione: già ora il rating italiano, per Moody’s, è di soli due notch superiore a quello dei titoli spazzatura, e un’eventuale diminuzione dei giudizi di merito potrebbe far ricondurre il BelPaese in un pericoloso confine con il recinto junk.

È sempre Moody’s a ricordare che, come peraltro già ben intuibile, la ragione della revisione in senso negativo dell’outlook è figlia della vittoria del fronte dei NO al referendum costituzionale del 4 dicembre: il risultato ha poi portato alle dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dovrebbe rallentare le riforme, inaugurando un nuovo periodo di incertezza.

Monte dei Paschi sotto nuove attenzioni

Come intuibile, tra le aree di maggiore preoccupazione per Moody’s vi è il settore bancario. E, al suo interno, il destino di Monte dei Paschi di Siena, la cui azione di ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro è posta in stand-by nell’attesa di comprendere se gli investitori stranieri rimarranno (o meno) anche dopo il cambio di inquilino di Palazzo Chigi. Se gli investitori stranieri fossero “spaventati” dall’instabilità italiana e, di conseguenza, preferissero migrare altrove i propri interessi, l’intervento pubblico di salvataggio per la banca toscana sarebbe praticamente inevitabile.

Come altrettanto ben immaginabile, un intervento in tal senso non potrebbe che essere strettamente coordinato con le principali istituzioni europee, dove per il momento (sottolineiamo, “per il momento”!) il clima sembra comunque essere piuttosto conciliante.

Le dichiarazioni di Moscovici

A proposito di clima conciliante, nelle ultime ore si può ben registrare la presa di posizione da parte del Commissario per gli Affari Economici, Moscovici, secondo cui la Commissione Europea non ha alcun timore di una potenziale crisi bancaria in Italia dopo le dimissioni del premier Renzi. In un’intervista rilasciata all’emittente Public Senat e Sud Radio, Moscovici ha riconosciuto che in Italia vi è una crisi politica, ma allo stesso tempo c’è anche una continuità, con un partito maggioritario nelle due Camere, un uomo che rimane al potere per poter svolgere gli affari correnti e un presidente della Repubblica che ha avviato le consultazioni per la formazione di un nuovo governo.

Pertanto, conclude Moscovici, in ogni caso ci sarà una continuità dello Stato e delle responsabilità, mentre “riguardo alle banche, ci sono colloqui in corso con diverse istituzioni: con la Bce, con la Commissione europea. I problemi non sono cambiati dalla scorsa settimana: non si sono deteriorati o aggravati. Noi abbiamo la possibilità in Europa di trattare tutte le situazioni bancarie”.

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